Deciso il riparto dei profughi: in Friuli quasi 5 mila migranti

TRIESTE. La cifra è di poco inferiore alle 5 mila unità – esattamente 4 mila 744 – e rappresenta la quota che il Viminale ha assegnato al Fvg all’interno del riparto nazionale dei richiedenti asilo presenti sul territorio nazionale.
Il calcolo è frutto dei nuovi criteri che il ministro dell’Interno Marco Minniti vorrebbe applicare in tutto il Paese nel caso in cui il suo piano, «che verrà portato in Parlamento entro poche settimane» ha assicurato ieri in Commissione l’assessore regionale alla Solidarietà Gianni Torrenti, troverà l’approvazione di Camera e Senato. L’intenzione è quella di convincere volontariamente – al momento non è previsto alcun obbligo o forzatura da parte di Roma – ogni Comune d’Italia a farsi carico di una quota di migranti.
Ai Municipi sino a 2 mila abitanti viene attribuito un numero fisso di 6 profughi, mentre alle 14 città sede di Area Metropolitana sono assegnate quote pari a 2 richiedenti asilo ogni mille abitanti «per evitare concentrazioni eccessive». In mezzo, però, ci sono tutti gli altri Comuni i cui posti vengono calcolati utilizzando il rapporto (ogni mille abitanti) tra il totale affidato alla Regione (2,19% per il Fvg) e il rispettivo numero di cittadini con un minimo di 6 migranti a paese.
Al momento, dunque, al Fvg sono stati assegnati 4 mila 744 posti con la seguente suddivisione per provincia: 2 mila 120 a Udine, 1.211 a Pordenone, 877 a Trieste e 536 a Gorizia. Considerato che a ieri i profughi presenti in regione erano 4 mila 995, dunque, Torrenti si attende che «il Fvg venga alleggerito dalla percentuale in eccesso».
Attenzione, però, perché il calcolo, così come il riparto per singolo Comune, varrà soltanto nel caso in cui tutti i Municipi accettino di dare ospitalità al numero di migranti loro assegnato. «L’unico obbligo riguarda le quote assegnate alle singole Regioni – ha spiegato Torrenti –, poi è chiaro: se non tutti faranno la propria parte, ci saranno Comuni con presenze maggiori rispetto a quanto era stato loro assegnato».
Certamente, inoltre, bisognerà valutare l’eventuale impatto dei bandi Sprar sui Comuni che non accolgono migranti – “offerte” che si rivolgono a privati e non al pubblico –, ma è chiaro che ci vorrà molta persuasione politica per convincere i sindaci ad accettare la redistribuzione e le rispettive percentuali di assegnazione.
Una cosa, comunque, è certa e cioè che non sarà possibile rispettare la quota di 2,5 profughi ogni mille abitanti. «Quella percentuale – ha continuato l’assessore – si riferiva alla possibilità di alleggerire i grandi centri oberati di persone, ma già adesso siamo più o meno su 3,2 migranti ogni mille residenti per cui il piano non può basarsi su numeri più bassi, specialmente se, come è avvenuto effettivamente, viene calcolato su un ammontare di richiedenti asilo pari a 200 mila persone (attualmente in Italia sono 180 mila ndr)».
Ci si attende, in altre parole, un possibile aumento delle presenze con l’avvicinarsi della primavera e del bel tempo e, quindi, Minniti ha adeguato un piano che continua a prevedere 18 nuovi Centri per il rimpatrio (Cpr) – da 80 posti l’uno, vicino agli aeroporti e dove i migranti non dovranno restare per più di 30 giorni prima di essere espulsi –, il sostegno alle partenze volontarie, 13 tribunali specializzati nella gestione dei ricorsi – nessuno in Fvg –, l’assunzione di personale a tempo determinato per le Commissioni e uno snellimento delle procedure di verifica del loro status.
Quanto ai centri come la Cavarzerani e la Friuli a Udine oppure la Monti a Pordenone, infine, Torrenti è stato chiaro: non verranno chiuse. «Ridurremo notevolmente il numero di persone al loro interno – ha concluso – sperando di spostare i migranti nel centinaio di Comuni del Fvg che, al momento, non accolgono nessuno.
Ma non dobbiamo dimenticare che la nostra è una Regione di arrivo diretto dei profughi, dove è necessario mantenere dei centri di prima accoglienza, che anticipino la distribuzione diffusa la quale, lo ha sostenuto anche Minniti, non ha alternative valide».
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