De Nicolo: «Mirino sui pagamenti in “nero” e sulla gestione dei soldi pubblici»

Il procuratore annuncia nuove indagini contro le «sacche di impunità» sui circuiti di denaro illecito. E di fronte alla recrudescenza di casi di appropriazione indebita e truffa segnala il calo di cause civili

UDINE. Caccia alle riserve di “nero” e più attenzione alle «sacche d’impunità» e alla cattiva gestione del denaro pubblico che sfuggono alla via maestra delle denunce: la promessa di una stretta sull’attività investigativa della Procura arriva direttamente dalla stanza del capo.

Che, nel tracciare un bilancio del numero e del tipo di fascicoli aperti, e in parte anche già chiusi, negli ultimi tempi, non esita ad annunciare la convocazione a breve di una riunione tesa a ricalibrare il lavoro dell’ufficio. Intanto, la considerazione che Antonio De Nicolo propone a quasi tre mesi dal suo insediamento a Udine, è che l’attuale congiuntura economica abbia scompaginato anche in Friuli la casistica dei reati.

Se la ricchezza complessiva della popolazione si riduce e in giro c’è meno denaro – questa la sua analisi – allora calano anche le occasioni per delinquere. Per commettere, cioè, i reati tipici di chi insegue il profumo dei soldi.

«Abbiamo notato una recrudescenza di casi di appropriazione indebita – spiega –. In realtà, molte di queste denunce camuffano situazioni di insolvenza, dell’incapacità di pagare un debito legata alla crisi economica in atto. E così, accade sempre più spesso che, invece di intentare azioni legali, il cittadino che deve riscuotere il denaro, ma che non può permettersi di pagare un avvocato si rivolga a noi, trasformando un illecito civile in accuse di truffa o di appropriazione indebita».

Uno strumento alternativo e meno oneroso di quello della causa civile, insomma. «I reati di tipo predatorio e contro il patrimonio si sono ridotti – afferma De Nicolo –, perchè sono figli della crisi. Naturalmente, non mi riferisco ai furti “spiccioli”, che sono inevitavili. Penso per esempio alle grosse rapine, di cui non ho notizia almeno dall’inizio di quest’anno. Nè – continua – si ha sentore di giri vorticosi di droga e anche questo, a mio avviso, potrebbe essere legato alla scarsità di soldi degli acquirenti. Il momento di generale difficoltà economica, in altre parole, sta modificando la composizione dei reati».

In queste condizioni, allora, non stupisce che ci si ingegni, pur di riuscire a far quadrare i bilanci. Anche a costo di infrangere la legge. Ecco perchè in mezzo alle pile di fascicoli che ogni giorno si accumulano sui tavoli dei magistrati capita sempre più spesso di trovare denunce di truffe ai danni delle compagnie assicurative.

«La gente simula incidenti stradali, nella speranza di ottenere con tutta comodità lauti risarcimenti – osserva il procuratore –. C’è chi lo fa inventando di sana pianta il sinistro, magari approfittando di un vecchio bozzo all’auto, e chi lo aggrava a bella posta, aggiungendo ai danni materiali al veicolo un colpo di frusta, che è una malattia difficilmente contestabile».

Naturalmente, la disamina di De Nicolo riguarda soltanto ciò di cui la Procura ha evidenza. Ma il procuratore sa bene che, al di fuori del palazzo di via Lovaria, i casi di illegalità potrebbero essere molti altri ancora.

«Non sempre c’è corrispondenza tra le denunce presentate e quel che realmente accade sul territorio – dice –. Potrebbero esistere sacche di impunità che neppure sospettiamo. È proprio per questo che a breve terremo una riunione d’ufficio, nella quale valuteremo se e dove indagare di più. Se, per esempio, esistano circuiti di soldi illeciti e di “nero” e per cosa vengano utilizzati, e dove vi siano casi di mala gestio del denaro pubblico. Un contributo importante – ha concluso – arriva proprio dalla stampa: un articolo di giornale può anche diventare il punto di partenza per un’inchiesta giudiziaria».

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