Dall’ospedale a scuola: «Vi racconto il virus»

Margherita Terasso
Un cento che era nell’aria. Un cento, sicuramente, differente da tutti gli altri, perché arrivato con i segni – nella mente e nell’animo – di un pandemia che lo ha lanciato nell’emergenza. Andrea Maran, 46 anni di Cormòns, infermiere da 25, la maggior parte dei quali passati nel pronto soccorso di Udine, è uno dei sei diplomati al Ceconi con il massimo dei voti.
Ha studiato tra un turno e l’altro, armato di tablet e dispense. Nelle ore di pausa, di notte o di giorno, quando il suo impegno glielo consentiva. E all’esame di maturità è arrivato stanco. A complicare quella vita da lavoratore-studente ci si è messo il coronavirus, che lo ha portato a seguire anche i pazienti che avevano bisogno di ventilazione assistita nel reparto Malattie infettive.
«In un mestiere che ti mette davanti a situazioni molto brutte, posso dire di essere stato comunque fortunato: in quel reparto ho avuto a che fare con persone che stavano iniziando a guarire – racconta Andrea, con in tasca un diploma regionale di infermiere –. Del periodo di emergenza, però, ci sono immagini che rimarranno a lungo dentro di me: in momento della vestizione, l’incertezza di quanto difficile e lunga sarà la giornata, la sensazione di stanchezza fisica e psicologica a fine turno».
L’ha sentita per settimane, ma l’ha messa da parte. «Mi è sempre mancato avere un diploma di scuola superiore e quando ho scelto di iscrivermi, nel 2018, l’ho fatto per curiosità e voglia di mettermi in gioco – racconta –. Sapevo che le difficoltà ci sarebbero state, visto che il lavoro in pronto soccorso è molto impegnativo, ma mi ci sono dedicato: nessuno me lo aveva imposto, era un obiettivo mio e volevo raggiungerlo».
Si è così presentato all’esame di Stato con la media del 9,20. Forse, a conquistare i professori, è stata anche la scelta dello studente di presentare un elaborato sul covid. «Ho raccontato la patologia, le indagini da svolgere, i trattamenti da effettuare e le regole da rispettare – afferma –. Poi ho puntato l’attenzione sulle condizioni psicologiche di chi ha vissuto a stretto contatto con il coronavirus, riportando il caso di fantasia di un uomo che, provato dal lavoro, ha commesso violenza tra le mura domestiche».
La commissione d’esame ha apprezzato la sua performance. «Io solitamente sono molto autocritico, ma questa volta ero soddisfatto: certo il cento non me lo aspettavo» ammette Andrea, che nel tempo libero allena una squadra amatoriale di calcio. Nel prossimo futuro ci sono ancora i libri. «Farò un master in coordinamento delle professioni infermieristiche a Padova – conclude –: non mi fermerò qui».
Andrea non è l’unico diplomato con il 100 al Ceconi: nel corso serale hanno ottenuto il massimo dei voti anche Michele Del Vecchio, Francesca Maria Ventura, Karin Gaier e Dimitri Pavan; nel diurno l’unica eccellenza si chiama Chiara Cressatti. —
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