Dalla Colombia al Friuli per diventare un diacono

Sarà ordinato diacono in vista del presbiterato nella cattedrale di Udine Carlos Botero, 28enne di origine colombiana

Sarà ordinato diacono in vista del presbiterato nella cattedrale di Udine Carlos Botero, 28enne di origine colombiana. Sarà l’arcivescovo monsignor Andrea Bruno Mazzocato oggi alle 17 a dare il primo grado dell’ordine sacro a Botero, giunto in Friuli nel 2008 quando si è stabilito a Marano Lagunare dove ha raggiunto i suoi fratelli.

La vocazione di Carlos è nata quando ancora era piccolo, in Colombia e faceva il chierichetto a Florencia.

Eppure è sbocciata dopo il suo arrivo in Friuli. Era l’estate del 2010 quando l’ex rettore del seminario, don Dino Bressan, arrivò a Marano Lagunare a predicare. Fu allora che Carlos ascoltò alcune letture del Vangelo. Parlavano di vocazione e riuscirono a risvegliare in lui quel desiderio di spiritualità che non si era mai sopito. Cominciò così un percorso che vide i alcuni sacerdoti, il parroco di Marano monsignor Elia Pisu su tutti, al suo fianco per accompagnarlo in un cammino alla scoperta della propria vocazione.

Tre anni fa ha cominciato a prestare servizio nella parrocchia di Balsaldella, ha affiancato il parroco, don Maurizio Michelutti, seguendo i ragazzi del catechismo, un’attività che lo ha visto sfoderare l’entusiasmo e la grinta che lo contraddistinguono.

La solenne celebrazione di oggi rappresenterà una tappa fondamentale nel cammino di fede di Carlos Botero che dovrà proseguire per un anno la formazione in Seminario in vista del presbiterato a fianco del rettore, don Maurizio Zenarolla.

Carlos Botero ha trascorso le ultime settimane con emozione ed entusiasmo guardando al suo passato come a un percorso che è stato guidato dalla Divina provvidenza.

«Mi ha portato fino a Udine da una terra lontana come la Colombia – ammette – per prepararmi al grande passo e consacrare tutta la mia vita al servizio del Vangelo».

In questi anni Carlos si è integrato perfettamente, imparando a capire la “marilenghe” e anche a parlarlo un po’. Per perfezionarlo c’è tempo, tanto la fede è un linguaggio universale che non conosce confini, nè differenze.

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