Dal cibo d'asporto ai funerali fino alle passeggiata: ecco quando indossare la mascherina e quali sono le differenze con il resto d'Italia

L'incognita per bar e ristoranti, protezioni sempre obbligatorie sui mezzi pubblici

UDINE. Chissà come fanno medici e infermieri, ma pure farmacisti, edicolanti e commessi, che devono tenerla schiacciata sul volto per ore intere. Ce lo siamo chiesti tante volte, in Friuli Venezia Giulia, nelle ultime due settimane. Da quando, cioè, la mascherina è diventata di fatto obbligatoria (l’alternativa è usare uno scaldacollo o una sciarpa) nella nostra regione per le uscite fuori casa. Coprirsi naso e bocca diventerà sempre più un’abitudine, anche nel resto d’Italia.

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Le novità: familiari e funerali
In Fvg, dove siamo partiti per tempo, aggiungeremo soltanto alcune prescrizioni: quella relativa alle visite dei familiari che, come chiarito dal decreto, saranno autorizzati «purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie». L’altra novità riguarderà i riti funebri: il dpcm firmato domenica sera dal premier Conte autorizza i funerali, a patto che le esequie siano celebrate alla presenza di un numero massimo di 15 persone. Con la mascherina.

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Sui mezzi pubblici
Le protezioni resteranno obbligatorie anche sui mezzi pubblici, dove è oggettivamente difficile rispettare in ogni istante del viaggio il distanziamento sociale di un metro. E questa indicazione, già valida nella nostra regione, sarà adottata anche negli altri territori dello Stivale nei quali non sono già in vigore misure analoghe prese dai governatori.

Negozi, supermercati e ristoranti
E poi i negozi: nei supermercati in Fvg è obbligatoria la protezione anche per i clienti, così come negli altri i negozi di alimentari (panifici, ortofrutta, macellerie). L’indicazione che arriva dall’ultimo decreto del presidente del Consiglio è meno restrittiva: impone l’utilizzo delle protezioni per i commessi, ma non per i clienti, a patto che all’interno dell’esercizio possa essere garantita la distanza minima di sicurezza.
Una linea questa che dovrebbe essere replicata anche per i ristoranti e i bar, con banconieri e camerieri obbligati a indossare la mascherina; per ovvie ragioni, sarà difficile estendere l’obbligo agli avventori, che dovrebbero scostare la protezione per portarsi alla bocca bicchieri, tazzine e posate.

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Take away
L’ultima ordinanza firmata da Fedriga introduce l’obbligo della mascherina anche per i locali che da ieri hanno riaperto i battenti per il servizio per asporto di cibi e bevande: anche in questo caso, il dispositivo va indossato sia dai clienti che dal personale.

Attività motoria
Anche per le passeggiate e l’attività motoria in Friuli Venezia Giulia le mascherine sono obbligatorie, al contrario di quanto previsto dall’ultimo dpcm, che per ridurre il rischio di contagio amplia a due metri la distanza da osservare durante corse e camminate. Sono esonerati i bimbi di età inferiore ai 4 anni (in Fvg; nel resto d’Italia fino ai 6).

Uffici e fabbriche
Oltre all’uso di dispositivi di protezione idonei, è previsto «per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni» l’utilizzo di mascherine chirurgiche. L’indicazione della presidenza del Consiglio lascia intendere dunque un uso diffuso anche negli uffici, oltre che negli stabilimenti produttivi dove è più difficile garantire il distanziamento sociale minimo. Le protezioni saranno fornite dalle aziende, come previsto dagli accordi sindacali, e dovranno essere cambiate in linea di massima una volta ogni quattro-sei ore.

Mascherine chirurgiche a 50 centesimi
Al di là delle modalità d’utilizzo e dei tipi di mascherine (con i cicli produttivi in affanno e le difficoltà nelle importazioni sarà liberalizzato l’utilizzo anche di quelle in stoffa e fatte in casa, come già avviene in regione) un tema che sta già facendo discutere è quello relativo al prezzo calmierato, fissato in 50 centesimi a pezzo per le mascherine chirurgiche, per le quali il governo ha già annunciato un accordo con due aziende per produrne a regime 25 milioni al giorno. Sarà inoltre eliminata l’Iva.

L’indicazione del prezzo massimo ha fatto insorgere i farmacisti, che quegli stessi dispositivi li hanno pagati 90 centesimi a pezzo all’ingrosso. Nelle prossime dovrebbe essere però sottoscritto un accordo che consentirà alle associazioni di farmacisti di negoziare, congiuntamente con il commissario Arcuri, l’acquisizione di importanti quantitativi di mascherine a un prezzo inferiore a quello massimo fissato. «Altrimenti, la tentazione per molti potrebbe essere quella di accantonare la merce acquistata per distribuirla in un secondo momento», indica il presidente dell’Ordine dei farmacisti del Fvg, Gabriele Beltrame.

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