Da Fiume Veneto al Piemonte, passando per Atene: l’orgoglio dell’assistente allenatore Vicenzutto
Il 34enne pordenonese è uno degli assistenti dell’allenatore Fioretti al Derthona Tortona basket, ko in finale di Coppa Italia contro Milano dopo un percorso di grande livello

La sconfitta in finale non scalfisce la bellezza di un percorso emozionante, costruito grazie a un gioco di qualità e a un cuore enorme e accompagnato dalla passione di una piazza che ha vissuto un sogno. L’orgoglio del Derthona Tortona, che ha sfiorato la vittoria della coppa Italia di serie A arrendendosi solo all’Olimpia Milano, è anche quello di Andrea Vicenzutto, uno degli assistenti dell’allenatore Mario Fioretti. Il 34enne di Fiume Veneto è alla prima stagione in Piemonte dopo un anno all’Aek Atene. A pochi giorni dalla finale di Torino, racconta le sue sensazioni e restituisce le peculiarità dell’esperienza che sta vivendo.
Vicenzutto, cosa le resta della Final Eight?
«Un’esperienza bellissima non solo per il team squadra ma per tutta l’organizzazione. Una tre giorni entusiasmante, abbiamo affrontato alla pari tre grandi squadre (oltre a Milano, Virtus Bologna e Venezia, ndr), combattendo fino alla fine. Ne è una riprova il modo in cui il pubblico ci ha sostenuto: da Tortona e dintorni sono arrivati in tantissimi. Giocare la finale davanti a 12 mila persone è stata un’emozione importante. Vedere che quello che facciamo in campo piace ed emoziona è il più grande riconoscimento assieme alle vittorie. Giochiamo per vincere, ma anche per regalare emozioni ai nostri tifosi».

State andando bene anche in campionato: siete quinti.
«Sono molto contento di quello che la squadra sta facendo. Finora è stata una stagione ricca di alti e bassi: ci sono stati momenti in cui eravamo al completo e altri di emergenza per gli infortuni. Trovare continuità in un lasso di tempo così lungo nonostante gli ostacoli è frutto della maturità dei giocatori: hanno fatto quello che serviva per vincere».
Fioretti, dopo 18 anni da assistente all’Olimpia, è alla prima stagione da capo allenatore.
«Quando mi ha chiamato ero entusiasta non solo del progetto e della società, ma anche perché avrei avuto la possibilità di confrontarmi ogni giorno con un allenatore che negli ultimi due decenni ha lavorato in una delle migliori organizzazioni d’Italia. È un tecnico molto preparato e una persona splendida».
A Tortona come si trova?
«Molto bene. L’organizzazione e le strutture rendono semplice il lavoro quotidiano: è un posto con pochi eguali in Italia».
Che momento vive il basket italiano?
«Di transizione ed evoluzione. Le riforme di serie A2 e B stanno alzando il livello medio, i giocatori, in questo modo, hanno la possibilità di mettersi alla prova in tornei più competitivi. In serie A non esiste una partita scontata: per noi che ci lavoriamo è difficile, ma per i tifosi è avvincente».
E Udine come la vede?
«Sono molto contento di aver trovato Udine in serie A: da friulano, penso che negli ultimi anni si fosse guadagnata il diritto di giocare nel massimo campionato italiano».
Il Sistema vive una stagione complicata.
«Purtroppo, ho visto che non stanno ripetendo la scorsa stagione, ma so che stanno lavorando nel migliore dei modi. Il mio augurio al presidente Gonzo, allo staff e ai giocatori è di fare il meglio. Tengo molto a Pordenone, mi piacerebbe vederlo in una categoria superiore».
I suoi prossimi obiettivi?
«Mi piacerebbe poter competere anche in Eurolega, dove ci sono i club e i giocatori migliori. Vorrei anche provare a diventare capo allenatore: sto lavorando per mettere insieme i pezzi per essere pronto quando arriverà l’occasione».
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