Da Ciriani la seconda querela Dopo Bettoli, tocca a Beltrame

Dopo Gianluigi Bettoli, la lettera dell’avvocato Caterina Belletti arriva anche alla presidente della Casa del popolo, Elena Beltrame. Una lettera in cui si anticipa la volontà di Ciriani di...

Dopo Gianluigi Bettoli, la lettera dell’avvocato Caterina Belletti arriva anche alla presidente della Casa del popolo, Elena Beltrame. Una lettera in cui si anticipa la volontà di Ciriani di querelare Beltrame ma si apre anche alla possibilità di arrivare a un accordo bonario.

Tutto nasce dai manifestini – attaccati il 25 aprile alla casa del popolo con la scritta “Actung banditen” – e dai successivi commenti. Beltrame è nel mirino per aver detto che «abbiamo la prova documentale perché postata in rete, di una mano che infila materiale elettorale del candidato sindaco Ciriani “brodo di cultura” neofascitsa, nella cassetta della posta della Casa del Popolo». Ciriani «non ha mai sposato nè condiviso gli atti criminali – scrive la legale –, da qualsiasi parte essi provengano, ed è scorretto oltre che diffamante ingenerare un simile convincimento».

Replica Beltrame sul sito della Casa del popolo: «L’appartenenza all’area neofascista del candidato sindaco Ciriani è leggibilissima e alla luce del sole. Vorrei ricordare la determinazione con cui Ciriani, presidente della Provincia, insignita di medaglia d’oro alla Resistenza, si è sempre opposto a che, alla commemorazione in piazza Ellero del 25 Aprile, venisse suonata dalla banda cittadina la canzone “Bella Ciao”, simbolo ormai internazionale della Resistenza. Di che cosa si lamenta allora, quale lesione è stata fatta, perché risulta così “fastidiosa” la presenza della Casa del Popolo tanto da ipotizzarne, a tempo debito, il cambio di nome? Forse ha a che fare con il fatto che continua a essere luogo, segno e memoria di lotte operaie per i diritti, di attività e resistenza antifascista e delle prime barricate erette nel maggio del 1921». Beltrame ricorda che «Per tutto questo è stata oggetto in questi ultimi anni, di ripetute incursioni con chiaro linguaggio nazifascista». La casa «ha saputo accogliere e dare risposte ai bisogni che i tempi nuovi presentano. Attività culturali, politiche, sindacali, ambientaliste, di svago, di tempo libero, ora anche punto di riferimento per la Rete solidale per i richiedenti asilo» e rimarrà «baluardo antifascista, antirazzista, antixenofobo».

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