Da Campolessi a Parigi, Renato è morto in Francia di coronavirus

Addio a Renato Cragnolini, 83 anni. Da Campolessi era emigrato in Francia nel 1956 dove aveva aperto un’impresa edile

Il coronavirus se l’è portato via a 83 anni in Francia, ma a Campolessi di Gemona non si dimenticano di quando nel 1976 arrivò con una roulotte, per aiutare i suoi sfollati. È mancato lunedì, in una casa di riposo di Parigi, Renato Cragnolini, gemonese emigrante da una vita, ma che aveva sempre mantenuto rapporti stretti con la sua Gemona.

Classe 1936, Renato Cragnolini avrebbe compiuto 84 anni a dicembre. Da anni pensionato, negli ultimi tempi era stato colpito dal morbo di parkinson e risiedeva in una casa di riposo della capitale francese, dove ha trascorso buona parte della vita. Nonostante la grave malattia, Renato era ancora lucido, ma nelle ultime settimane le sue condizioni erano improvvisamente peggiorate, a causa del Covid-19 che aveva finito per colpire anche lui. Dopo quindici giorni di ricovero in ospedale, era tornato recentemente nel soggiorno per anziani, ma il suo corpo non ha più retto, e lunedì è spirato.

La notizia è arrivata subito ai parenti a Gemona, in particolare alla famiglia del fratello Pietro Cragnolini, e poi si è fatta sentire a Campolessi, dove di Renato resta sempre un gran bel ricordo. L’amarezza in questi giorni ha fatto irruzione nelle case delle famiglie di borgo “dai Marins” a Campolessi, persone che ai tempi non vedevano l’ora di invitarlo a cena, quando d’estate tornava nel suo paese, per salutare parenti e amici.

«Zio Renato – racconta il nipote Carlo Cragnolini – aveva Gemona nel cuore. Finché ha potuto, è sempre tornato qui, ogni anno. Ai tempi del terremoto, arrivò con una roulotte e la mise a disposizione della nostra famiglia, per affrontare quel difficile momento. Quanti ricordi: zio Renato amava stare con i più giovani, ci stuzzicava sempre da bambini».

Renato Cragnolini era partito da Gemona nel 1956 con il fratello Pietro in cerca di lavoro, che aveva trovato a Parigi. Pietro rimase cinque anni e poi tornò a Gemona, ma Renato decise di rimanere in Francia, dove con un altro gemonese, Tarcisio Brollo, avviò una ditta edile che realizzò moltissime costruzioni nella Parigi del secolo scorso. Come tanti emigranti friulani che si sono distinti nei cantieri all’estero, Cragnolini era rimasto profondamente legato al Friuli, e particolarmente alla sua Gemona. Nel capoluogo pedemontano, Renato era sempre tornato dando il suo contributo nei difficili momenti del terremoto, e continuando a mantenere quel legame stretto con la sua patria.

Tornava ogni estate con la sua famiglia, in roulotte. Solitamente si fermava nel camping del lago dei tre Comuni a Trasaghis, ma in borgo “dai Marins”, dov’era cresciuto, lo aspettavano a braccia aperte per condividere almeno una serata, o una cena in suo compagnia. Quattro anni fa, l’ultimo viaggio a Gemona: con l’età che avanzava e la salute che non era la stessa di un tempo, Cragnolini sapeva che probabilmente non sarebbe più tornato a casa sua. Renato Cragnolini lascia i fratelli Teresa e Pietro, con i nipoti Carlo e Bruno a Gemona, e i figli Antonella e Thierry. —

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