Da Cagliari a Londra dopo essere cresciuto nell’ospedale di Udine

Giuseppe Aresu tra il 2017 e il 2016 è cresciuto con Morelli, Masullo e Livi Ora al Royal Cambridge opera con tecniche a bassissimo impatto invasivo 



Risponde al cellulare tra un intervento e l’altro, l’accento fonde le sue origini sarde e il suo presente in una cittadina a 90 chilometri da Londra, ma c’è anche un pezzetto di Friuli nello straordinario primato mondiale di Giuseppe Aresu, 41 anni. È il primo chirurgo cardiotoracico a eseguire un intervento di pneumonectomia, ossia la rimozione chirurgica di un polmone, utilizzando un approccio sottoxifoideo (passando nella regione inferiore dello sterno) senza intubazione e paziente in respiro spontaneo.

Oggi Aresu è consultant thoracic surgeon del Royal Papworth Hospital di Cambridge, ma il professionista – laureato alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Cagliari – ha alle spalle un bagaglio di training e una carriera internazionale, tra cui sette anni nell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine.

A novembre Aresu, alla guida di un team multi-specialistico, ha realizzato l’intervento allo scopo di ridurre al minimo lo stress chirurgico e anestesiologico, velocizzando al massimo il recupero post operatorio e riducendo le complicanze delle procedure più invasive. Il paziente, un uomo di 74 anni, era affetto da tumore polmonare al terzo stadio con interessamento dei tre lobi polmonari. «Al termine dell’operazione, durata due ore e mezza, parlava, camminava e mangiava, e dal giorno successivo ha riacquisito una quasi totale autonomia nelle attività quotidiane – spiega Aresu –. Dopo due giorni poteva già essere dimesso: eravamo increduli e abbiamo preferito tenerlo sotto osservazione. È uscito dall’ospedale dopo sei giorni».

Con questo particolare tipo di accesso – che il medico ha appreso in Cina, allo Shanghai Pulmonary Hospital, il più grande ospedale di chirurgia toracica al mondo – il chirurgo riesce a raggiungere la cavità toracica e quindi il polmone praticando un’apertura di appena 3 centimetri tra i muscoli dell’addome. «Si evitano i nervi intercostali, non si danneggiano i muscoli e potenzialmente si riduce a zero il dolore cronico – spiega il chirurgo –».

Le tecniche chirurgiche toraciche negli ultimi due decenni si sono evolute in modo decisivo fino ad arrivare a un’unica mini-incisione. «Ricordo che nel 2014 all’unità di Chirurgia toracica dell’ospedale di Udine fummo uno dei primi gruppi italiani a utilizzare tale approccio» aggiunge Aresu, che al Santa Maria della Misericordia ha lavorato come specializzando tra il 2007 e il 2009 e poi come dirigente medico tra il 2011 e il 2016. «Sono molto riconoscente al mio ex primario Angelo Morelli, al dottor Gianluca Masullo e a tutti i colleghi della chirurgia toracica e cardiochirurgia per gli insegnamenti e il supporto ricevuti all’inizio della mia carriera. Il professor Ugolino Livi, capo del dipartimento cardiotoracico, è il mio mentore – svela –: mi ha accolto quando ho lasciato la Sardegna alla ricerca di un Centro dove crescere chirurgicamente. Lo contatto ancora oggi quando ho bisogno di saggi consigli».

E al suo arrivo Aresu ha trovato molte similitudini tra il Friuli e la sua isola. «Sono due terre vicine e lontane allo stesso tempo, non semplicissime da raggiungere – racconta –. E poi le persone: autentiche e sincere. Tutti grandi lavoratori: le stesse qualità che si trovano nei sardi».—



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