Crisi Evraz, lavoratori in ginocchio

SAN GIORGIO DI NOGARO. Grido d'allarme dei 145 dipendenti della Evraz Palini e Bertoli di San Giorgio: la situazione, ad un anno dalla chiusura e a tre mesi dalla fine della cassa integrazione, si sta facendo drammatica.
«Non possiamo vivere con 600 euro al mese con mutui da pagare e famiglie da mantenere». Intanto si fanno insistenti le voci di tre possibili acquirenti: il Gruppo russo Metinvest (già presente nella Ziac con la Trametal), un gruppo siderurgico turco e un ex socio italiano, ma secondo i lavoratori di Epb queste ipotesi sarebbero «boutade per tenerci buoni. Certo è che dopo l'uscita del Gruppo dell'ad Scuka, c'è il vuoto aziendale».
Nessuno di Epb informa i lavoratori (e neppure il sindacato) sul futuro dell'impianto di San Giorgio dopo che l'ex ad, Dmitriy Scuka, ha lasciato il Gruppo e con rabbia e anche un po’ di rassegnazione i dipendenti sottolineano che «l’Italia è assente in questa vicenda», forse riferendosi alle promesse di far intervenire il ministro degli Esteri per sollecitare un confronto con la proprietà russa di Roman Abramovich. «Temo di non poter dire nulla di nuovo al momento - ci dice l'amministratore delegato di Evraz, la russa Maria Starovoyt -. Stiamo monitorando la situazione del mercato per essere pronti a rilanciare la produzione quando, però, le condizioni di mercato miglioreranno».
Come spiegano le Rsu di Epb, parlando a nome dei lavoratori, «la situazione dei dipendenti si aggrava: le banche che non concedono più le proroghe perchè non credono più sul futuro di questa azienda, ci stanno mettendo in ginocchio. Ma non solo - affermano -: ci sono sbagli negli importi Inps del 730, che di fatto ci hanno precluso la possibilità di avere i famosi 80 euro di Renzi. Ci chiediamo come mai gli altri impianti della zona industriale Aussa Corno, tre laminatoi, nonostante le difficoltà del momento, lavorino. Il prezzo delle bramme, una delle causa che avrebbe reso non competitiva Epb portandola di conseguenza alla chiusura, non vale anche per loro? Questo è un piccolo dramma - concludono con amarezza - in una piccola comunità dove tutti si conoscono, un dramma che può diventare sociale perchè, oltre a queste 145 persone in difficoltà, si devono aggiungere altre circa 200 persone dell'indotto (autotrasportatori, i mancati 7-8 carri ferroviari al giorno, i fornitori, ndr) che fanno aggravare una situazione già difficile».
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