Cresce il numero dei coltivatori indagati per la morìa delle api

Oltre duecento i proprietari terrieri e i conduttori accusati di inquinamento ambientale dalla Procura. Le ultime notifiche riguardano appezzamenti di Pagnacco, Moruzzo e Colloredo di Monte Albano

Salgono a oltre duecento gli indagati nell’inchiesta per l’anomala morìa di api in Friuli causata, secondo la tesi della Procura, da un utilizzo disinvolto del Mesurol 500 Fs, un fitofarmaco con cui vengono conciati i semi di mais messi a dimora nel terreno. Nel mirino della magistratura ci sono decine tra conduttori dei fondi, esecutori materiali delle semine e beneficiari di contributo Pac, riconducibili a circa trecento terreni distribuiti tra Flaibano, Martignacco, Fagagna, Talmassons, Pagnacco, Moruzzo, Colloredo di Monte Albano e altre zone del Medio Friuli e del Collinare: sono i territori in cui sorgono gli undici apiari colpiti dall’innaturale falcidia di api.



I sequestri

Anche martedì mattina i carabinieri del Nas e le guardie forestali della Regione hanno proseguito nell’attività di notifica dei decreti di sequestro preventivo dei terreni che sarebbero stati seminati con il mais conciato. Militari e forestali in particolare hanno consegnato ieri gli atti firmati dal giudice per le indagini preliminari Andrea Odoardo Comez, uno dei cinque Gip che hanno emesso i decreti di sequestro su richiesta del pubblico ministero Viviana Del Tedesco, titolare dell’inchiesta. Questa specifica tranche si riferisce ai terreni che ricadono nel “buffer giallo”, una delle zone in cui gli investigatori hanno suddiviso le aree in cui si trovano gli undici apiari colpiti nell’aprile di un anno fa da un innaturale e repentino spopolamento delle api bottinatrici.

Morìa di api in Friuli per il veleno nei campi di mais: raffica di indagati e sequestri

Prendendo ciascun apiario interessato dalla morìa come centro di un ideale cerchio con un raggio di un chilometro e mezzo gli investigatori hanno individuato dunque i campi seminati a mais. Negli appezzamenti interessati dal provvedimento sarà inibita per tutto il 2019 la semina del mais e di altre coltivazioni che richiedano la concia con sostanze a base del principio attivo tossico per le api, ovvero il Methiocarb, pesticida che la legge non vieta, ma raccomanda comunque di usare con cautela, in quanto caratterizzato da elevati livelli di tossicità per le api. Una misura dunque non impattante, che non bloccherà tout-court l’attività di proprietari terrieri e conduttori.

Il reato contestato

Ai proprietari degli appezzamenti e ai titolari delle aziende agricole che hanno materialmente eseguito all’inizio della primavera del 2018, la Procura contesta il reato di inquinamento ambientale. In particolare non sarebbero state seguite le prescrizioni riguardo le modalità di interramento del seme, il tempo di messa a dimora (i lavori di semina sarebbero stati eseguiti di giorno anziché di notte, come previsto) e la predisposizione di accorgimenti che puntassero alla riduzione della dispersione delle polveri al momento dei lavori di interramento delle sementi.

L’inchiesta

L’indagine è nata come naturale prosecuzione di quella che, lo scorso 9 ottobre, si era chiusa con il patteggiamento delle pene da parte di tutti i 21 agricoltori accusati di inquinamento ambientale colposo (7 mesi e 16 giorni di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale della pena). L’apertura del nuovo filone di indagine è stato accompagnato da vibranti proteste da parte degli agricoltori, che si sono costituiti in comitato e preparano le contromosse per rispondere alle nuove accuse della Procura, e anche da vendette nei confronti degli apicoltori: il 10 marzo scorso un imprenditore di Talmasson si è visto ribaltare sette arnie, un atto che ha comportato la morte di oltre 150 mila api.

Inchiesta sulla morìa di api, indagato anche Ferruccio Saro
Udne 8 gennaio 2019 saro Agenzia Petrussi foto Massimo Turco

Anche per questo il procuratore di Udine, Antonio De Nicolo, ha lanciato un invito ad abbassare i toni della discussione. «Ci vuole un tavolo di concertazione promosso dalla Regione, che coinvolga Ersa e che crei la condizioni affinché apicoltori e agricoltori tornino a parlarsi», ha invece esortato nelle scorse settimane il presidente del consorzio apicoltori friulani, Luigi Capponi.

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