Cresce il muro sloveno, duro botta e risposta tra Zagabria e Lubiana

UDINE. L’esercito sloveno continua, come da programma, la costruzione del proprio muro di filo spinato al confine con la Croazia, avviata nella mattinata di mercoledì.
I nuovi tratti del reticolato si trovano nella vicinanze della zona dove gli “ostacoli tecnici” sono già stati posti mercoledì, sull’argine destro del fiume Sotla e non lontano dal valico di Rigonce nella zona di Veliki Obrez. Il filo spinato, stando a quanto comunicato da Lubiana, sarà disposto a breve pure sul confine tra i due Paesi che fa capo al Comune di Crnomelj, nel sud-est della Slovenia, a circa 80 chilometri dalla zona di Brezice.
Nel frattempo non accenna ad abbassarsi la tensione tra i due Stati dell’ex Jugoslavia. Il ministero degli Esteri croato, infatti, ha inoltrato in tarda serata una dura nota di protesta all’ambasciata slovena a Zagabria per un tratto di filo spinato che sarebbe stato collocato oltreconfine intimando a Lubiana di rimuovere al più presto «questa inammissibile barriera posizionata nel territorio della Croazia».
Un’accusa respinta al mittente, tramite una nota ufficiale, del ministero degli Esteri sloveno che «smentisce categoricamente», come «la barriera reticolata» anti-migranti lungo la frontiera tra i due Paesi sia sconfinata in territorio croato.
La questione della demarcazione del confine tra Croazia e Slovenia – ha rimarcato il ministero degli Esteri – è oggetto di un arbitrato internazionale ancora in corso, aggiungendo la specifica di come il reticolato abbia «il compito di regolare il flusso migratorio e non di demarcare il confine».
Sulla stessa linea d’onda, quindi, si è espresso anche il sottosegretario agli Interni Bostjan Sefic puntualizzando come il filo spinato sia «interamente entro i confini sloveni e che il reticolato non ha nessuna intenzione di pregiudicare la demarcazione della linea confinaria».
Mentre Zagabria e Lubiana si scambiano accuse reciproche il flusso di profughi che si avvicinano ai confini dell’Ue non si placa. Più di 8 mila migranti, infatti, sono giunti nelle ultime 24 ore nel centro di accoglienza di Presevo, nel sud della Serbia al confine con la Macedonia.
Come riferiscono fonti di Belgrado, la marea di migranti – siriani, afghani, iracheni e curdi che hanno già attraversato Turchia, Grecia e Macedonia – è tornata ad affollare il confine meridionale serbo con ogni mezzo: dai treni, agli autobus, passando per le automobili private e i taxi.
La loro preoccupazione, hanno spiegato a chi li ha intercettati, è di fare presto, nel timore che la Slovenia possa chiudere completamente i propri confini.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








