Costi per formare gli studenti universitari:Udine al 33º posto

Adesso i fondi vengono assegnati anche in base alle spese. Il Ministro: sistema più equo, si premiano gli atenei virtuosi

La principale entrata nei bilanci degli atenei italiani è il Fondo di finanziamento ordinario: le università ricevono dallo Stato oltre 7 miliardi. Questa la cifra per il 2014. Ma da quest’anno per distribuire queste risorse fra gli atenei è stato introdotto un nuovo criterio: il 20 per cento della quota base del fondo viene assegnato in base al “costo standard di formazione”, ovvero in base a quanto costa ogni singolo studente.

La novità introdotta dal ministero dell'istruzione ha movimentato i bilanci degli atenei, passando da un sistema che teneva conto della spesa storica a un metodo che invece si basa sull’offerta formativa delle singole università, ma anche sul contesto: la regione di appartenenza per esempio ha un peso sullo stanziamento. Così si scopre che, secondo i calcoli del ministero, a Udine ogni studente in corso costa 6.483 euro, poco meno di Trieste (6.665) e Padova (6.589) ma leggermente di più rispetto a Bologna (6246 euro) e molto più di Bergamo (5.018 euro). A Firenze ogni studente costa 6725 euro, meno di Pisa (6902 euro) e meno anche di Pavia (6993 euro).

Il ministro: sistema più equo

«Con i nuovi parametri - spiega il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini - il sistema di distribuzione del finanziamento di base alle università statali diventa più equo. Il meccanismo di calcolo del costo standard prevede che gli studenti, a parità di tipologia di corsi di studio, siano destinatari della stessa dotazione di risorse da parte dello Stato. Pari condizioni di partenza quindi: questo è il nostro obiettivo. A ciò si somma un’accelerazione sulla premialità: quest’anno il 18% delle risorse pubbliche - era il 13,5% lo scorso anno - sarà assegnato tenendo conto dei risultati degli atenei nella ricerca, nelle politiche di reclutamento, nella didattica, con uno sguardo anche ai livelli di internazionalizzazione e di partecipazione ai programmi Erasmus». E per il 2015 il ministro garantisce una assegnazione più rapida.

Chi sale, chi scende

Il 67 per cento degli atenei italiani ha ottenuto più finanziamenti dello scorso anno. L’incremento maggiore lo hanno avuto l'università di Bergamo (più 12,07%) e Milano Bicocca (più 8,13%). Hanno perso risorse invece Bari e il suo Politecnico, l'università della Basilicata, Cagliari, Camerino, Cassino, Firenze, Genova, Messina, Napoli Federico II, Palermo, Perugia, Pisa, La Sapienza di Roma, l’università del Salento, Trieste e Tuscia.

Che cos’è il costo standard

Il nuovo parametro è stato elaborato dal ministero dell’istruzione insiema a quello dell’Economia. Come funziona? «Mette in relazione il mix dell’offerta formativa di ciascun ateneo (fra corsi di area medico-sanitaria, area scientifico-tecnologica, area umanistico-sociale) e il suo costo standardizzato alla popolazione studentesca, in corso. La formula utilizzata prevede un correttivo territoriale basato sul contesto economico e tiene conto della capacità contributiva delle famiglie, a partire dai redditi medi regionali pubblicati da Istat», spiegano dal ministero.

Il costo standard inciderà di più

Quest’anno il nuovo parametro è stato usato per distribuire il 20% della quota base dell’Ffo (circa un miliardo di euro) una cifra che corrisponde al 16% circa del finanziamento totale. Ma, spiegano dal ministero, «sarà progressivamente più incisivo nei prossimi anni, con l’obiettivo di andare a regime tra il 2018 e il 2020».

Cosa ne pensano i rettori

Stefano Paleari, rettore di Bergamo e presidente della Conferenza dei rettori: «In generale, la Crui prende atto con favore di come lo schema di decreto del Ffo introduca per la prima volta i “costi standard per studente” ma, con riferimento alla parte competitiva, anche alla luce del suo consistente incremento su base annuale e al fine di produrre effetti virtuosi sugli atenei, la Crui ribadisce l’assoluta necessità che questa quota sia di natura aggiuntiva rispetto al finanziamento di base».

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