Così si giustificava Gaiatto via mail: «Mi sono fidato di traditori»

PORDENONE. Mail rassicuranti dal “customer care del Venice investment group”, sms sussiegosi ai risparmiatori dal trader in persona e dai suoi collaboratori più fidati, promesse di restituire al più presto il capitale e contentini a chi riusciva a oltrepassare le guardie del corpo che presidiavano l’accesso alla villa con piscina a Portovecchio, dove Fabio Gaiatto si era barricato quando la galassia Venice aveva cominciato a vacillare.
Nella lettera aperta, poi, Gaiatto alludeva al «terrorismo mediatico di ex collaboratori che hanno alimentato il fuoco della paura e del sospetto nei nostri confronti» e li definiva «traditori», annunciando la riorganizzazione aziendale. In un messaggio via chat sul telefonino, il 31 gennaio 2018, un cortesissimo Gaiatto si profondeva in scuse: «Perdonami se non ho mai risposto alle tue chiamate, avevo il cellulare spento in questi giorni perché dovevo concludere con la banca le trattative.
Per l’apertura del conto e la possibilità di eseguire i bonifici, finalmente sono riuscito ad avere una soluzione e nei prossimi giorni sono operativo. Scusami ancora per il disguido, non dovuto a me, credimi, ma dall’istituto che doveva erogare il tutto. Comunque posso affermare che tutto questo trambusto è finito (...) Nei prossimi giorni vedrò di far eseguire il tuo bonifico prima degli altri. Grazie ancora per la fiducia e buona giornata».
Accampavano sempre nuove scuse per procrastinare i pagamenti. In una mail del 7 febbraio il servizio clienti prevedeva bonifici imminenti, superati i problemi di liquidità legati «all’apertura di un nuovo servizio di tesoreria e a un’importante operazione di sconto titoli». Il 7 marzo la Venice spiegava che con la riorganizzazione aziendale non ci sarebbero stati più disservizi: «Il gruppo è cresciuto in poco tempo in maniera vertiginosa senza riuscire a supportare tempestivamente la mole di lavoro (...) Spesso è questo il prezzo da pagare per aziende che crescono troppo in fretta!».
«Fedeli alla correttezza e alla trasparenza che ci contraddistinguono», annunciavano altri avvisi. Emblematico il comunicato aziendale del 2 maggio 2018, 3 mesi prima degli arresti e dopo il primo interrogatorio di Gaiatto, in cui si ribadiva «lo spessore morale e la correttezza» del trader, che, novello Don Chisciotte, stava «combattendo una battaglia contro questi detrattori e contro un sistema che, come quello bancario, detta legge in ogni settore». Gaiatto veniva dipinto «in prima linea per dimostrare la verità dei fatti e per confortare tutte le persone che soprattutto conoscendolo in prima persona gli hanno dato e continuano a dare fiducia».
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