Così si giustificava Gaiatto via mail: «Mi sono fidato di traditori»

In una mail del 4 dicembre 2017 spiegò di aver denunciato gli ex collaboratori. Via whatsapp a gennaio 2018 rassicurava: il trambusto è finito, farò il bonifico 

PORDENONE. Mail rassicuranti dal “customer care del Venice investment group”, sms sussiegosi ai risparmiatori dal trader in persona e dai suoi collaboratori più fidati, promesse di restituire al più presto il capitale e contentini a chi riusciva a oltrepassare le guardie del corpo che presidiavano l’accesso alla villa con piscina a Portovecchio, dove Fabio Gaiatto si era barricato quando la galassia Venice aveva cominciato a vacillare.



Quattro mesi prima di essere interrogato a Pordenone, il 4 dicembre 2017, Gaiatto aveva puntato il dito contro alcuni suoi ex collaboratori. In una lettera aperta, inviata sui telefonini di tutti i clienti tramite la App della Venice, il trader spiegava che la crescita della società lo aveva portato ad affidare strategia e coordinamento amministrativo a «un gruppo di operatori» che però aveva causato «danni materiali e di immagine al sottoscritto e alle aziende». Da qui la denuncia, sporta alle autorità croate.

Nella lettera aperta, poi, Gaiatto alludeva al «terrorismo mediatico di ex collaboratori che hanno alimentato il fuoco della paura e del sospetto nei nostri confronti» e li definiva «traditori», annunciando la riorganizzazione aziendale. In un messaggio via chat sul telefonino, il 31 gennaio 2018, un cortesissimo Gaiatto si profondeva in scuse: «Perdonami se non ho mai risposto alle tue chiamate, avevo il cellulare spento in questi giorni perché dovevo concludere con la banca le trattative.

Per l’apertura del conto e la possibilità di eseguire i bonifici, finalmente sono riuscito ad avere una soluzione e nei prossimi giorni sono operativo. Scusami ancora per il disguido, non dovuto a me, credimi, ma dall’istituto che doveva erogare il tutto. Comunque posso affermare che tutto questo trambusto è finito (...) Nei prossimi giorni vedrò di far eseguire il tuo bonifico prima degli altri. Grazie ancora per la fiducia e buona giornata».

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Accampavano sempre nuove scuse per procrastinare i pagamenti. In una mail del 7 febbraio il servizio clienti prevedeva bonifici imminenti, superati i problemi di liquidità legati «all’apertura di un nuovo servizio di tesoreria e a un’importante operazione di sconto titoli». Il 7 marzo la Venice spiegava che con la riorganizzazione aziendale non ci sarebbero stati più disservizi: «Il gruppo è cresciuto in poco tempo in maniera vertiginosa senza riuscire a supportare tempestivamente la mole di lavoro (...) Spesso è questo il prezzo da pagare per aziende che crescono troppo in fretta!».

«Fedeli alla correttezza e alla trasparenza che ci contraddistinguono», annunciavano altri avvisi. Emblematico il comunicato aziendale del 2 maggio 2018, 3 mesi prima degli arresti e dopo il primo interrogatorio di Gaiatto, in cui si ribadiva «lo spessore morale e la correttezza» del trader, che, novello Don Chisciotte, stava «combattendo una battaglia contro questi detrattori e contro un sistema che, come quello bancario, detta legge in ogni settore». Gaiatto veniva dipinto «in prima linea per dimostrare la verità dei fatti e per confortare tutte le persone che soprattutto conoscendolo in prima persona gli hanno dato e continuano a dare fiducia».

 

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