Così rivive il duello di un secolo fa nei cieli della Carnia

ARTA TERME. Non manca molto a mezzogiorno. Dal Pal Piccolo arriva l’eco dei violenti colpi dell’artiglieria antiaerea e poco dopo spuntano tre velivoli austro-ungarici che sganciano bombe su Tolmezzo prima di riprendere la rotta per Villaco, da dove erano partiti.
Da sud (da Udine), però, sta arrivando un Nieuport 11 italiano. Lo pilota Francesco Baracca, quello che in breve tempo diventerà l’asso degli assi della nostra aviazione: nel cielo della val Chiarsò Baracca ingaggia un memorabile duello con il terzo degli apparecchi nemici, un Hansa-Brandenburg C1, che lui scambia per un “Albatros”.
Il nostro pilota ha la meglio: l’altro aereo perde rapidamente quota e finisce il proprio volo in mezzo agli alberi in Selet (Predenon), tra Lovea e Piedim.
Il pilota sergente Fritz Fuchs morirà poco dopo, il sottotenente osservatore Kàlman Sarkozy se la caverà. Era il 25 novembre del 1916, una delle tante dolorose e indimenticabili date della Prima guerra mondiale.
Il ricordo
Un secolo dopo, quell’episodio - già raccontato da Guido Della Schiava nel bel volume “1916, L’epico duello nei cieli della Carnia” (ricco di immagini e documenti) - rivivrà oggi, alle 20, nell’ex asilo di Piedim durante l’incontro organizzato dai circoli culturali Dinsi une man di Piedim e Diecimila di Lovea.
Con lo stesso Della Schiava, oggi assessore alla cultura del Comune di Arta, ci saranno lo studioso Mauro Pascoli e il coro di Piedim, che interpreterà brani legati alla Grande guerra. Completa il tutto una bella mostra con foto dell’aereo abbattuto.
La lettera di Baracca
Diverse sono le fonti che hanno permesso di ricostruire quel duello aereo. Le preziosissime testimonianze degli anziani raccolte nel corso degli anni, i diari dei parroci della zona (don Facci, don Roja e don Solari), ma anche una lettera che il capitano Baracca scrive due giorni dopo alla madre.
«E così sono al mio quarto aereo - vi si legge - e a una delle più belle fra le mie vittorie. Sai già che dopo il 16 settembre (settima battaglia dell’Isonzo; ndr) volavo spesso in alta montagna e sulla Carnia sapendo che prima o poi qualche aeroplano nemico l’avrei incontrato anche là. Il 25, alle 11, passavo verso Tolmezzo quando vidi verso la fronte del Pal Piccolo scoppi innumerevoli di artiglieri antiaeree e una squadriglia nemica che avanzava altissima. Continuava a salire perché non aveva abbastanza quota: gli aerei erano a 4.500 perché sai che su quella fronte le montagne già bianche di neve sorpassa i 2.000 metri. Giunsero prima essi sopra Tolmezzo e gettarono bombe, ma erano già sui 4.400 e potevo attaccare il terzo “Albatros” che arrivava. Gettò l’ultima bomba quando io ero a poche centinaia di metri di distanza; mi vide soltanto allora e cominciò subito il fuoco con la mitragliatrice che aveva fra le ali e prese la via del ritorno. Lo raggiunsi presto e con 30 colpi della mia mitragliatrice era... servito... Scese giù a picco in mezzo ai monti verso una vallata profonda, lo persi di vista in uno strato di nubi e non potei vedere dove andò a finire. Fui solo nel combattimento».
La pietas carnica
Lo vide però la gente della vallata, che accorse subito ed estrasse pilota e mitragliere dall’aereo ormai in pezzi. Arrivarono in tanti. Addirittura - episodio curioso quanto emblematico - una donna del posto, Vittoria Rossi, si presentò con del caffé caldo.
Giunse anche don Faccio da Rivalpo, che poi annotò: «Fui dei primi sul posto e mi lasciò enorme impressione, oltre i feriti grondanti sangue, il contegno dei medici nostri, che li degnarono di appena uno sguardo».
Arrivò - con l’amico pilota e poeta futurista Guido Keller - anche lo stesso Baracca, che era atterrato a Cavazzo.
Rivolgendosi alla gente, disse: «Bravi, vi onora averli soccorsi anche se nemici». Scrive ancora il cavaliere dell’aria: « Avrei molto da narrarti - si scusa con la madre -, ma è tardi e sarò breve: il pilota sergente era ancora riuscito a portar giù il velivolo senza precipitare, morì sei ore dopo»; « l’ufficiale osservatore è colpito al polmone e a un braccio, ma forse se la caverà. Gli ho parlato a lungo all’ospedale e ho saputo parecchie cose interessanti».
Per i nostri ragazzi
Questa la piccola grande storia del duello aereo di Francesco Baracca nei cieli di Carnia. Conclude Della Schiava: «È una sorta di dovere morale cercare di ricordare lontani episodi che hanno avuto un ruolo nella nostra storia locale e che talvolta si legano alla Grande Storia superando anche i confini nazionali. Episodi come questo i nostri ragazzi certamente non li troveranno sui libri di scuola: spetta solo a noi, allora, scavare nel passato e riportarli alla luce».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








