"Così non si sopravvive", la manifestazione a Latisana con i ristoratori di tutta la Bassa

LATISANA. Hanno risposto davvero in tanti, più di trecento persone, scese in piazza nella serata di martedì, a fianco di titolari e gestori di bar, gelaterie, osterie, pasticcerie, ristoranti e pizzerie, contro la decisione del Governo di fissare l’orario di chiusura di questi locali alle 18.
«Così non si sopravvive», è il grido d’allarme che dalla piazza di Latisana hanno lanciato gli operatori del pubblico esercizio anche delle vicine località di Lignano Sabbiadoro, Ronchis e San Michele al Tagliamento, supportati dai tanti clienti e dai colleghi commercianti che li hanno voluti seguire in quella che è stata una pacifica manifestazione di dissenso.
Un passa parola nel gruppo WhatsApp degli operatori, accompagnato da una lettera con le motivazioni della protesta per mettere a conoscenza tanti altri colleghi.
Alle 18 i primi arrivi, presenze cresciute nel giro di qualche decina di minuti, passando le trecento persone: a portare un messaggio di sostegno anche il presidente mandamentale di Confcommercio e provinciale Fipe (Federazione pubblici esercizi), Antonio Dalla Mora e la consigliera regionale Maddalena Spagnolo, l’unica istituzione scesa in piazza nonostante l’invito degli operatori fosse stato esteso ai sindaci delle rispettive località.
«Sono vicina ai cittadini, alle partite Iva e a tutte le attività pregiudicate da questo Dpcm – ha detto Spagnolo a margine della manifestazione di piazza – le misure necessarie al contenimento della pandemia devono essere equilibrate, per consentire una situazione economica e sociale sostenibile, anche alla luce del protrarsi dei sacrifici richiesti. La Regione con il presidente Fedriga sta lavorando affinché il Governo si impegni in tal senso e in questi giorni saranno adottate misure finanziarie per sostenere lavoratori e imprese messe in difficoltà dalle misure del Governo».
«Dietro la Movida, come la chiamano, c’è un mondo di persone, ristoratori, bar macellerie, ortofrutta, pescherie, panifici, camerieri, barman, cuochi, security e ancora fotografi, grafici, fornitori, vocalist, ballerini, cantine vinicole, animatori, Pr, organizzatori di eventi – il lungo elenco dell’indotto che i gestori dei locali segnalano esserci dietro alle loro attività – il Governo ha avuto mesi per potenziare oltre al servizio sanitario e scolastico, anche trasporti e strutture affinché non si arrivasse di nuovo a restrizioni tali. Un’incompetenza che non può più ricadere sui cittadini».
«Ci tenevo a esserci prima di tutto come ristoratore e poi come rappresentante di categoria per esprimere contrarietà assoluta alle politiche di questo Governo che non tiene in considerazione le singole realtà e le esigenze delle categorie economiche – tuona il presidente Confcommercio, Dalla Mora – negare la possibilità di lavorare equivale a togliere dignità e il libero diritto di fare impresa. Non c’è un’evidenza scientifica che dimostri che i pubblici esercizi sono luogo di contagio più di altre strutture e allora perché si è colpito così duramente ? Noi non accettiamo questo tipo di politica, né intendiamo passare per untori o barattare il nostro mancato lavoro con dei contributi. Noi chiediamo solo di lavorate. Se ce lo impediscono è giusto si pensi a un ristoro ma a noi interessa solo il diritto al lavoro».
Dopo i mesi di confinamento – ha ricordato ancora Dalla Mora - a proprie spese tutti i negozi e i pubblici esercizi si sono adeguati alle normative, al rispetto del distanziamento e all’uso dei dispositivi di protezione, «se c’è chi ha trasgredito paghi – aggiunge il referente Fipe - ma non si può con un provvedimento generalizzato sopperire alla mancanza di controlli».
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