Controlli fiscali e tasse sugli incassi delle lucciole

Direttiva in Procura per segnalare i proventi dell’attività all’Agenzia delle Entrate. Il capo Antonio De Nicolo: accertamenti anche su attività illecite come lo sfruttamento

UDINE. Tutto è nato da un articolo inserito nella recente legge Finanziaria all’interno del quale sono stati previsti accertamenti di natura fiscale anche su proventi o vantaggi illeciti, compresi quelli indiretti, che possano derivare da un reato. Una norma in relazione alla quale la Procura di Udine si è subito attivata.

«Ho diramato una direttiva ai miei uffici il 15 gennaio scorso, con la quale si invitano i magistrati a segnalare all’Agenzia delle entrate gli eventuali redditi derivanti da attività illecite, compreso lo sfruttamento della prostituzione o il favoreggiamento» ha spiegato il procuratore capo Antonio De Nicolo.

«Ho dato disposizioni precise anche sulla tempistica in base alla quale intervenire – ha aggiunto De Nicolo –, ferma restando la necessità di mantenere il segreto istruttorio durante la fase delle indagini, i magistrati sono stati invitati a segnalare all’Agenzia delle entrate i proventi illeciti una volta ultimate le indagini preliminari».

«Come è noto – ha aggiunto –, la prostituzione non costituisce reato nel nostro ordinamento» premette il procuratore capo. Diversa la situazione per lo sfruttamento, il favoreggiamento o l’adescamento, reato depenalizzato e ora punibile con sanzione.

«È plausibile che quello che viene definito “il mestiere più antico del mondo” e permette di produrre guadagni con uno sforzo relativo possa costituire un reddito imponibile come accade in tanti Paesi europei» ragiona De Nicolo.

Una faccenda piuttosto discussa quella relativa alla tassazione dei redditi derivanti dalla prostituzione.

Secondo un orientamento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea la prostituzione, se autonoma e abituale, equivale ad altre attività economiche e quindi «costituisce una prestazione di servizi retribuita».

Ma la legge nazionale non riconosce le “sex worker”, men che meno ammette chi esercita lo sfruttamento della prostituzione che invece viene perseguito penalmente.

«Poniamo molta attenzione al fenomeno della prostituzione in città e soprattutto alle situazioni di sfruttamento» conferma il procuratore.

Ma poichè l’obiettivo di questa attività è la produzione di reddito, un intervento dello Stato che incida su questo aspetto può rappresentare un ottimo metodo di dissuasione.

«Anzichè ricorrere eccessivamente ai provvedimenti di custodia cautelare su alcune attività illecite – ha spiegato De Nicolo – lo Stato può intervenire colpendo il patrimonio e i guadagni derivanti dalle attività che vengono condotte illegalmente con il preciso obiettivo di produrre guadagno, un mezzo che può rivelarsi efficace a scoraggiare attività come quella della prostituzione».

Il testo della legge Finanziaria 208 del 28 dicembre 2016 all’articolo 1 del comma 141, del resto, parla chiaro: «In caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale – recita – per qualsiasi reato da cui possa derivare un provento e o vantaggio illecito, anche indiretto, le competenti autorità inquirenti ne danno immediatamente notizia all’Agenzia delle entrate, affinchè proceda al conseguente accertamento».

Ed è in questo senso che la Procura di Udine si è attivata. È prevedibile quindi che da qui a qualche mese più di qualche lucciola o di chi gestisce appartamenti a luci rosse, possa ritrovarsi la Guardia di Finanza alla porta per un accertamento e finisca per dover pagare cartelle esattoriali salate.

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