«Contro gli infermieri abusi e aggressioni»

La presidente dell’Ipasvi Sabrina Spangaro interviene sulla polemica delle competenze sanitarie

«Spesso si è abituati a infermieri che si comportano, agiscono e pensano come un gruppo sottomesso, appoggiando le scelte di altri, astenendosi dall’analisi o dalla discussione e non partecipando in modo attivo alla definizione dei veri obiettivi di salute dei cittadini e del ruolo della professione». A intervenire sulla polemica delle competenze sanitarie è Sabrina Spangaro presidente Ipasvi di Udine che spiega come anche gli infermieri – pur rammaricandosi – raramente si compattano sui problemi che riguardano la professione.

«La professione - osserva la Spangaro – è purtroppo abituata ad “abusi” e “aggressioni verbali” nella pratica di ogni giorno e sulla stampa, finalizzate a invalidare l’operato, a denigrare, svalutare e criticare in modo non costruttivo un punto di vista diverso. Nell’ambito specifico la polemica innescata da alcuni medici ci pare nasca dal giudizio di superiorità nei confronti di chi appartiene a un gruppo sociale ritenuto diverso e di minor valore. Tutto ciò - chiarisce - ci lascia estranei a questo modo di pensare e vivere la professione, non da meno spiaciuti per la strumentalizzazione, che crea solo ulteriore poca chiarezza per i cittadini. In questi anni abbiamo assistito alla diminuzione degli “investimenti” sugli infermieri, a un accentramento delle attività sanitarie, verso una maggiore specializzazione clinica, nonché a una centralizzazione ospedaliera; scelte queste che nulla hanno a che vedere con la vera risposta ai bisogni di salute di una popolazione».

Quindi una riflessione: «In un sistema sociale che cambia - osserva la Spangaro - gli infermieri, gli assistenti sanitari e le vigilatrici di infanzia sono chiamati e pronti a cambiare il proprio agire per rispondere, attraverso l’integrazione e la multidisciplinarità, ai bisogni di prevenzione, di cura e di gestione della terminalità. Per fare questo è indispensabile prendere in considerazione tutti i determinati della salute e attivare un confronto su un piano diverso. Ci aspetteremmo quindi che la discussione avesse il suo focus sui veri obiettivi sanitari: quali problemi ci proponiamo di gestire? In quali ambiti di intervento? A livello di prevenzione o trattamento delle malattie? Per quali risultati?»

Domande cui, secondo la Spangaro, dovrebbe dare risposta anche una riforma sanitaria. «La discussione e la polemica, invece - conclude - sempre di più ricade solo sui mezzi con cui garantire la singola prestazione o attività, o le problematica a essa collegate, come a esempio le risorse economiche, il costo del personale, chi ha il controllo del processo ecc. Se su questi aspetti non si farà chiarezza difficilmente si potranno delineare risultati per i pazienti, in una prospettiva che si proponga di superare i limiti di interessi particolari in un’ottica che richiede innovazione e capacità di risposta diversa da quella attuale».

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