Confini sguarniti, slittano le pattuglie internazionali

Dopo la beffa del Viminale sul numero dei poliziotti, ecco il caso dei controlli misti Lega e FI insorgono: Roma non può permettersi di beffarci, Serracchiani reagisca
Di Lodovica Bulian
Udine 19 Aprile 2015 profughi Telefoto Copyright Petrussi Foto Press - TURCO
Udine 19 Aprile 2015 profughi Telefoto Copyright Petrussi Foto Press - TURCO

UDINE. La marcia indietro del Ministro dell'Interno, Angelino Alfano, rende tutto più difficile. Il rientro in Friuli Venezia Giulia di quei 52 agenti prelevati dalla polizia di frontiera di Tarvisio, Gorizia e Trieste e dirottati a Milano per Expo, poteva, infatti, essere il giro di boa per realizzare le famose pattuglie miste Italia-Austria, che dal 28 aprile avrebbero dovuto vigilare sul passaggio di richiedenti asilo al confine di Tarvisio. Ne rientreranno, invece, solo sette. Troppo pochi, secondo il sindacato autonomo di Polizia per realizzare il progetto. Quel che è certo, comunque, è che il protocollo transfrontaliero, annunciato dalla Questura di Udine, ancora non è stato firmato. E che l'avvio del servizio di pattuglia internazionale, previsto sia su strada che su ferrovia, dunque, slitta. Nella migliore delle ipotesi, di una decina di giorni. Tempo di trovare la quadra sui numeri. Se questa ci sarà, l'accordo verrà perfezionato nel corso della prossima settimana dalla Questura, e le pattuglie miste su strada e su treno partiranno dopo il dieci maggio.

Intanto, la polemica arriva servita su un piatto d'argento a Lega e Forza Italia. La beffa del Viminale che «prima rassicura Serracchiani e poi disattende le promesse» la dice lunga, attacca la deputata forzista, Sandra Savino, «sull'inadeguatezza delle istituzioni nella gestione dell'emergenza immigrazione». «La grottesca retromarcia del Ministro Alfano rispetto agli impegni presi con la presidente, sulle forze di polizia in servizio a posti di confine della nostra regione, é l'ennesimo siparietto di un continuo scaricabarile fra Regione e Governo». L'azzurra ricorda che sul trasferimento degli agenti dal Fvg a Milano e «sulle conseguenze in termini di sicurezza, anche in virtù degli accordi presi con l'Austria per il controllo della frontiera» aveva già presentato un'interrogazione al Ministro Alfano. Ma, rincara, alla risposta in Parlamento il Governo «ha preferito lanciarsi nei trionfalismi di annunci che poi si sono rilevati essere lontani dalla realtà».

Un'emergenza, quella dell'immigrazione, che per Fi sta sfuggendo di mano nella ormai ribattezzata piccola Lampedusa del Nord, a partire «dalle sperequazioni territoriali che colpiscono Udine, Gorizia e Trieste dove nonostante gli appelli dei sindaci, di cui due di sinistra, gli arrivi non cessano e vengono in questo modo superati i limiti concordati dai tavoli prefettizi» chiosa Savino. Seguita a ruota dall'ex senatore del Carroccio, Mario Pittoni, secondo cui «se Roma può permettersi di beffarci, disattendendo promesse come quella di non sguarnire le frontiere, è anche perché mancano proposte univoche. Le amministrazioni locali si muovono in ordine sparso - denuncia il leghista - Mi domando per esempio perché gli amministratori non chiedano tutti insieme il ritorno dell'Italia a due livelli di protezione per i richiedenti asilo, come negli altri Paesi».

Nel mirino della Lega poi, le tendopoli di emergenza allestite a ripetizione tra Udine e Gorizia e Pordenone. E «l’utilizzo improprio delle risorse della Protezione Civile, che - attacca il consigliere regionale, Barbara Zilli - non può essere una costola della Caritas».

L’emergenza immigrazione «si risolve con un piano organico, non con espedienti o esperimenti avventurosi - accusa - ed è inconcepibile costringere i volontari a fare assistenza nelle tendopoli, a spese della collettività». Infine, Zilli torna a farne anche una questione di costi: «Se addirittura i sindaci del centrosinistra, solitamente silenti al cospetto della presidente Serracchiani, esprimono preoccupazione rispetto alla situazione che si sta venendo a creare, significa che la pentola a pressione rischia di esplodere.

I Comuni faticano a chiudere il bilancio, e sono costretti a fronteggiare spese impreviste per consentire ai volontari della Protezione Civile di svolgere mansioni di pronto soccorso per migranti». L'interrogazione, poi, alla giunta: «Quando saranno dismesse le tendopoli? Perché la giunta non definisce un piano organico, anziché limitarsi a annunci spot mentre sparpaglia i profughi sul territorio?».

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