Comunali, boom di Civiche e “transfughi”Ecco le sfide in Fvg che dividono i partiti

UDINE. Candidati di centro-destra sostenuti dal centro-sinistra, come Silvana Olivotto a Grado. Avversari sulla carta, ma con in tasca l'accordo per andare in giunta assieme, come l'An Renato Carlantoni e il leghista Stefano Mazzolini a Tarvisio. Un sindaco ex forzista, con la tessera della Margherita («ma era solo da simpatizzante»), l'impegno alle primarie dell'Unione e l'ex segretario dei Ds in lista, come Graziano Vatri a Varmo, che imbarca però leghisti e pezzi di An. E ancora l'ombra lunga dei big regionali che, dopo scontri furibondi, suggellano con un sorriso la candidatura di due donne nella capitale industriale della sedia, Lidia Driutti e Lucia Pagano, per poi dirottarsi i voti di Manzano al consiglio regionale. E ancora: l'Udc che in due Comuni non sigla l'accordo con il centro-destra e i Cittadini che, nel pordenonese, non corrono col centro-sinistra. A 48 ore dalla chiusura delle liste per le comunali del 27 maggio (scadono sabato alle 12) che vedranno 25 comuni del Friuli Vg eleggere sindaci e consigli comunali, sotto l'abito neutro delle liste civiche e dei patti bipartisan, Cdl e Ulivo si giocano la partita di riscaldamento per la vera sfida, le regionali del 2008, fra accordi segreti, cambi di casacca e vendette trasversali fra big. Nel Tarvisiano doveva esserci un solo candidato della Cdl, Renato Carlantoni, aennino, vicino all'uscente Franco Baritussio, vicepresidente poi assessore provinciale. E invece no. La Cdl si frantuma e fra veti incrociati e vecchi rancori, la Lega decide di correre sotto le insegne di Alberto da Giussano, capeggiata da Stefano Mazzolini, pupillo di Alessandra Guerra, giovane e noto imprenditore del posto. Ma ecco l'inghippo. Herberth Rosenwirth, ex big socialista, non piace a Carlantoni e così l'accordo con la sua “Lista dei giovani”, caldeggiato da calibri regionali come Saro, non si chiude e l'ex garofano tratta per sostenere Marco Fontana, presidente del Fisi, vicino a Manu Di Centa.


Della partita è anche Mazzolini ma, dopo strappi e litigi, chiude l'accordo col centro-destra: la Lega corre da sola, ma se Carlantoni vince il posto in giunta è suo. Così la maggioranza da 10 passa a 12. Voilà. E se nella rossa Cervignano («ci lascerete vincere almeno lì», ironizzava qualche settimana fa il leader Ds Bruno Zvech), i capi del Pd non danno per scontata la vittoria dell'uscente Pietro Paviotti contro Alberto Rigotto e si stanno mobilitando sezione per sezione, nella sempre più piccola Varmo (è scesa sotto i 3 mila abitanti e avrà solo 12 consiglieri comunali), si presenteranno tre aspiranti sindaci, con sei liste, scatenando la bagarre fra forzisti più o meno ex. Da una parte l'uscente Graziano Vatri, ex Dc passato con Berlusconi, che lasciò gli azzurri dopo il caos del 2003 e si avvicinò alla Margherita. Dall'altra un ex inquilino del municipio, Paolo Berlasso, e il capo dell'opposizione Pierino Biasinutto. Ma con chi? E qui il quadro si complica. Le civiche mescolano destra e sinistra. Prendiamo Vatri, raccontano a Varmo, che nel 2005 partecipò alle “Primarie” per Prodi e a certificargli la scheda di voto fu l'allora segretario Ds Angelo Spagnol, che oggi corre con lui assieme al leghista Stefano Teghil, a qualche pezzo di An e Fi. Da dietro le quinte il coordinatore provinciale azzurro Mario Virgili osserva. E telefona. Finché esplode la bomba in casa Cdl. Lettere e fax ai vertici regionali denunciano: Vatri è della Margherita. I suoi fedelissimi spiegano che non è così e che vi sarebbe una raccomandata che attesta che l'elenco degli iscritti circolato a Varmo era falso, dai vertici dei Dl precisano: «Ma quale raccomandata? Il sindaco di Varmo risulta iscritto alla Margherita. Anzi lo attendiamo nel Pd». Lui dice “no”.


L'anima Dc prevale. E così dal municipio più caldo del Friuli, Vatri non ci sta a passare per voltagabbana: «Non ho mai nascosto le mie posizioni moderate, provengo dalla Dc, e in questi anni ho scelto volta per volta i più vicini a me per impostazione. Non ho velleità di fare altra politica, chiuderò con questo mandato a Varmo». E a Berlasso, invece, sostenuto da Adino Cisilino, Vatri fa sapere che avrebbe «preferito si candidasse di persona - sbotta il sindaco, riferendosi all'ex consigliere regionale di Fi che schiera sua moglie, l'assessore uscente Maria Letizia Bertini - anche se non capisco perché stia succedendo tutto questo nella piccola Varmo». E così via: a Lignano l'Udc scarica il sindaco uscente Silvano Del Zotto e sostiene, assieme al centro-sinista e a una lista civica di ex azzurri, Stefano Trabalza. Un altro minestrone di correnti e accordi, con una novità: la candidatura con Forza Italia, data ormai per certa, dell'ex pupillo di Strassoldo Lanfranco Sette, che fu cacciato dalla giunta proviciale. La proliferazione delle liste civiche è anche il tratto saliente delle elezioni 2007 nella provincia di Pordenone. Un civismo reale che si affianca a quello fittizio, che nasce per mascherare o trovare una soluzione alle difficoltà dei partiti tradizionali che spesso devono confrontarsi con ripicche, rancori, sgambetti e la ricerca di autonomia che le segreterie provinciali fanno fatica a governare. La situazione più critica ad Aviano, dove si va al voto a seguito del dimissionamento del sindaco Riccardo Berto, ormai ex Forza Italia, che era a capo di una maggioranza di centro-destra dissoltasi come neve al sole. L'implosione della Casa delle libertà è tale che Forza Italia, attraverso il coordinatore regionale, Isidoro Gottardo, ha rinunciato a presentare il simbolo. Ad ogni tentativo di sostenere un candidato, corrispondeva una frammentazione del movimento. Così ognuno va per conto suo, sotto la bandiera di un civismo dell'ultima ora. Lo fa l'ex sindaco Berto, appoggiato da due liste civiche, ma, probabilmente, anche Giovanni Tassan Zanin, maggiorente di Forza Italia, che dovrebbe candidare il figlio Paolo. Lista senza simboli nazionali anche per Roberto Biancat, pure lui azzurro passato nella candeggina del logoramento avianese, che ha trovato una stampella nell'Udc di Maurizio Salvador.


Non se la passa meglio la Lega nord: il partito pordenonese vuole allearsi con Alleanza nazionale, che propone la “pasionaria” Dusy Marcolin; Giancarlo Ossena, capo dei dissidenti, si contrappone con una civica, ponendo come capolista proprio quel Marco Pottino che da deputato ha recentemente abbandonato il Carroccio. Uno scenario che allarga il sorriso di Stefano Del Cont Bernard, il candidato del centro-sinistra unitario, il quale rammentando il motto dividi et impera si sfrega le mani. Le anomalie non mancano neppure nel centro-sinistra. A Casarsa della Delizia Cittadini per il presidente si è staccato dall'Ulivo e da Rifondazione (che propongono l'indipendente Paolo Lamanna, già presidente della Pro loco) e candida il sindaco uscente, Claudio Colussi, fratello del consigliere Piero, come capolista di una civica che sostiene altri due movimenti locali trainati da Fernando Agrusti, fratello di Michelangelo. E' il capolinea per la maggioranza uscente (Polo e civica agrustiana) che ha portato l'assessore provinciale di Forza Italia, Angioletto Tubaro, a costituire la Casa delle libertà in appoggio alla sua candidatura. Nei giorni della nascita del Partito democratico, Ds e Margherita hanno litigato ad Azzano Decimo. Democrazia e libertà, con simbolo nazionale e benedizione di Gianfranco Moretton, correrà probabilmente da sola, appoggiando Sante Valvasori; Ds e i dissidenti della Margherita, nella civica Uniti verso il Partito democratico, hanno sposato Paolo Panontin, ex leghista e oggi con marcata vocazione di civismo. La sfida è durissima e senza esclusioni di colpi tra Panontin e il suo ex delfino Enzo Bortolotti, sindaco uscente della Lega, sostenuto dal centro-destra. Ne vedremo delle belle. Vinte le primarie a Maniago, la “margheritina” Annamaria Poggioli si presenta con l'Ulivo, separata da Rifondazione comunista che, insieme ad altre forze di sinistra, propone una civica guidata dal consigliere regionale Pio De Angelis. Gottardo ha invece puntato tutto su Alessio Belgrado, sindaco indicato dalla Cdl. Acque meno agitate a Prata di Pordenone: nella pianura dei mobilifici, terra di conquista, a suo tempo, della Balena bianca e oggi colorata d'azzurro, il berlusconiano Nerio Belfanti si ripresenta col centro-destra unito. A sfidarlo Maurizio Vecchies (centro-sinistra) e Daniele Gasparotto, espressione di una lista civica.

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