Commenti oscenti, questa non è solo violenza verbale
«La mia produzione letteraria è stata caratterizzata da un istintivo e profondo odio contro lo Stato in cui vivo, dico proprio Stato: intendo dire Stato di cose e Stato proprio nel senso politico della parola: lo Stato capitalistico piccolo borghese... L’Italiano medio piccolo borghese, di concezione televisiva, vede la povertà come un peccato».
Pier Paolo Pasolini
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In comune col Poeta ho una regione e la stessa lingua, quella friulana. Ma in comune con Pasolini ho anche una questione altra: cioè l’immigrazione. Il Friuli è da sempre terra di emigranti, lo era alla fine dell’Ottocento e nel Novecento, verso il Nord Europa e l’America, e lo è di nuovo oggi, da una decina d’anni almeno, sempre verso altri continenti.
La nostra Piccola Patria ha attualmente un milione duecentomila abitanti e quasi un milione e mezzo sparsi per il mondo.
Sono molti di più i friulani di seconda e terza generazione che si sono costruiti un futuro in America, Australia, Europa continentale, che quelli residenti nelle province di Udine, Gorizia, Pordenone.
Più in generale, come sappiamo, l’Italia dal 1860 al 1930 ha visto emigrare venti milioni di persone, donne, uomini, vecchi, bambini, al seguito avevano il niente, ad attenderli un ulteriore niente.
La più grande emigrazione della storia del pianeta, della storia dell’umanità.
Ed era l’emigrazione dei nostri nonni, dei bisnonni al massimo, pertanto recentissima, presente nei ricordi delle famiglie, nelle lettere, negli oggetti, nelle fotografie personali che custodiamo dopo decenni. Non c’è famiglia friulana che non abbia patito il terribile trauma del distacco dai propri cari, spesso mai più rivisti.
Cercate nei vostri cassetti e bauli, troverete certamente un oggetto che porta la Memoria di tutto ciò.
Pochi giorni fa, sui social network, sono apparse frasi ignobili, razziste, peggio: naziste.
«Bruciateli tutti»
«Camere a Gas»
«La benzina costa ma vanno bruciati»
«Riaprire i forni»
Frasi oscene, a decine, di friulani per lo più giovani e si pensa istruiti, vomitate senza vergogna alcuna, proprio con la consapevolezza di essere letti: visti. Un’invasione di violenza mostrata, esposta, col preciso intento di dire Io la penso così: «Gli immigrati vanno bruciati».
Una violenza non solo verbale. Questa è una violenza già espressa, quindi pronta a scatenarsi. Come i primi che con orgoglio indossavano le camice nere, come i primi che con orgoglio indossavano lo stemma «SS». Era “solo” un mettersi in evidenza, al principio, poi tutti sappiamo cosa accadde.
L’Italia aveva una enorme opportunità, oltre che un compito morale: la possibilità di mostrare la propria grandezza, proprio in virtù della sua storia di nazione di emigranti. Aveva il compito, che era appunto una opportunità, di essere Grande nell’accoglienza, una Grande nazione pronta a salvare, a accettare, a aiutare. Come tutto il mondo è stato cent’anni fa pronto a fare con l’Italia, verso l’immigrazione prima e anche verso i due tradimenti durante le Guerre mondiali.
Gli italiani sono sempre stati perdonati dal mondo. Ma gli italiani al mondo non vogliono mai perdonare niente. Ecco la nostra infamia dove trae origine.
Abbiamo fallito anche questo compito, abbiamo perso anche questa opportunità di Grandezza civile. L’Italia si dimostra oggi avanguardia della fine dell’Occidente.
Io sono uno scrittore e uno scrittore può solo salvare attraverso le parole ciò che vede: l’oscenità del mondo, perché non venga dimenticata, pur nella consapevolezza che non servirà a superarla, perché la violenza è insuperabile, come la storia insegna, come quelle frasi lì mostrano: per l’ennesima volta inquinando la Storia.
A milioni sono stati gli emigranti da questa terra, il Friuli, come detto. E a migliaia sono state le vittime nei campi di concentramento durante la Seconda guerra mondiale, passate per San Sabba a Trieste, l’unico campo di sterminio sul territorio italiano.
Quelle ignobili frasi sono inaccettabili ovunque, in tutto il mondo non possono essere tollerate.
Ma in Friuli, per ciò che questa terra ha sopportato, se possibile diventano ancora più infami, ancora più dolorose.
Chi scrive «Riaprire i forni» non è Friulano, non è Italiano, in quanto non è un Essere Umano.
Aveva ragione Pasolini, contro lo «Stato di cose» in Italia si prova solo un senso di repulsione, e di odio. Odio verso i nuovi nazisti, perché quello sono: nuovi nazisti.
Leggete quelle orribili frasi, e ricordatele.
Fate girare questa orribile pagina, perché si sappia.
Essi sono già oggi i responsabili di ciò che la storia futura potrebbe riservarci di drammatico.
Alle Persone Civili il compito di denunciare, subito, ora.
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