Coltivava marijuana per poter pagare le tasse

Interrogato dal Gip l’ex artigiano di Morsano dopo il sequestro di cannabis si giustifica dicendo di essere in difficoltà economica per le troppe tasse. Ha ridimensionato il numero di piante. Convalidato l’arresto, obbligo di dimora

MORSANO AL TAGLIAMENTO. La crisi dell’edilizia, le tasse, le cartelle di Equitalia. «Non ce la facevo a sostenere tutti questi costi». Tecnicamente Gian Franco Pittana, 50 anni, di Morsano al Tagliamento – arrestato sabato dai carabinieri per coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti – davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pordenone Alberto Rossi, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Affiancato dal difensore, l’avvocato Maurizio Mazzarella, non ha lesinato uno sfogo, lui, incensurato e con nemmeno una multa per divieto di sosta nella vita, una volta braccato dai militari dell’Arma. Arresto convalidato, ieri, e attenuazione della misura cautelare: obbligo di dimora nel paese di residenza, con divieto di uscire di casa dalle 20 alle 7.

L’artigiano edile, che aveva chiuso l’attività e partita Iva un anno fa, ultimamente si era dedicato alla coltivazione di marijuana nel campo di sua proprietà a Mussons. Il cinquantenne ha però ridimensionato i numeri delle piante sequestrate: non 137, come sostiene l’accusa, ma 80. I conti non tornano su quelle tagliate: quaranta, dice l’artigiano, e non il doppio. La “raccolta” l’aveva cominciata quando gli era giunta voce che un compaesano era finito nei guai, due giorni prima, per lo stesso motivo. Aveva caricato le prime quaranta piante in un furgoncino, le aveva fatte a pezzi (da qui la divergenza sui numeri) per disfarsene mentre per l’accusa intendeva portarle in un posto più sicuro. Non aveva fatto in tempo in quanto bloccato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Pordenone, che da tempo avevano messo gli occhi su più piantagioni nella Bassa Pordenonese. Sul campo erano rimaste altre quaranta piante, quelle che non aveva fatto in tempo a distruggere e pure queste poste sotto sequestro. Piante alte tra il metro e mezzo e i tre metri.

I clienti dell’ex artigiano edile erano perlopiù cinquantenni del Sanvitese. Acquistavano un grammo di marijuana a 3 euro. Di stupefacente, oltre alle piante tagliate e piantate, in casa il cinquantenne ne aveva 6 chili e 135 grammi, già essiccato e triturato. Insomma, la vendita poteva costituire un bell’affare, soprattutto in tempi di crisi. Non è il business su cui avrebbe voluto puntare l’artigiano. «La crisi mi ha portato a questo, e ora sono fregato», avrebbe esclamato alla vista dei carabinieri. Poi lo sfogo, nell’interrogatorio di garanzia: lo Stato che chiede una montagna di soldi, le cartelle di Equitalia che si sarebbero fatte insostenibili, la mancanza di lavoro.

E’ la terza operazione antidroga dei carabinieri, nella cittadina della Bassa, in un mese. Gli inquirenti tendono a escludere un legame tra le stesse. La prima mise nei guai padre e due figli: nella loro abitazione vennero trovate sei piante di marijuana e un bilancino di precisione. La seconda aveva mandato ai domiciliari (poi trasformati in obbligo di dimora) un albanese di 42 anni, scoperto con 200 piante di canapa indiana in un campo a sua disposizione. Quindi l’ex artigiano edile.

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