«Col Teatro stabile friulano più risorse a vantaggio di tutto il territorio»
il punto
Cristian rigo
Non sarà solo uno strumento per valorizzare la lingua friulana e difendere così la specialità regionale, ma anche un’opportunità di sviluppo, anche economico, per l’intero territorio. Ne è convinto l’assessore alla Cultura, Fabrizio Cigolot che insieme agli altri soci fondatori (oltre al Comune, la Fondazione teatro nuovo Giovanni da Udine, l’Arlef, la Società filologica friulana, l’Istitut ladin pre Checo Placerean, il Css e l’accademia Nico Pepe) ha ricordato il perché della nascita del Teatro stabile friulano (Tsf) e quali sono gli obiettivi.
Partendo da lontano. «Il Friuli - sottolinea - ha da tempo manifestato l’esigenza di avere una istituzione che tuteli le sue tradizioni e la sua lingua anche sotto il profilo teatrale. Ricordiamo la prima grande produzione “I Turcs tal Friùl” di Pasolini, scritto nel 1944 ma emerso solo nel 1976, e il Teatro club, sempre diretto da Castiglione, che nell’ambito della stagione teatrale “Strissant vie pe gnot”, di Luigi Candoni, 4 serate da tutto esaurito nel 1975. E non possiamo non ricordare Nico Pepe, attore e registra teatrale, nato e morto ad Udine, e interprete di oltre 130 film, che già nel 1979 aveva creato la “Civiche Scuele di recitazion pal Teatri furlan”». A riprendere in mano quel progettto è stato poi Bepi Agostinis, che nel 2006, promosse una petizione popolare, raccogliendo quasi 4.500. «È sulla base di questa spinta popolare - continua Cigolot - che nel 2011 si è arrivati alla creazione di quello che possiamo definire come primo embrione del Tsf: la “Farie teatrâl furlane”, per iniziativa della Provincia di Udine (presieduta allora dal sindaco Pietro Fontanini, ndr). La Farie ha svolto una prima azione di sistema nel settore teatrale, riunendo buona parte dei soggetti che oggi sono presenti nella nostra compagine associativa, con lo scopo di dare spazio e valorizzare i tanti artisti, interpreti, autori ed operatori teatrali del Friuli, per portare avanti produzioni drammaturgiche e di spettacolo a carattere programmatico, da promuovere anche fuori regione».
Ed è proprio quello uno degli obiettivi del Tsf: «Noi siamo convinti che lo scenario della lingua friulana, che supera i 600 mila abitanti, nel quale operano, altresì, molteplici e meritorie compagnie amatoriali, possa e debba puntare in alto: le produzioni del Tsf non saranno rivolte solo ai friulanofoni. La qualità delle produzione non si misura dal codice linguistico, ce lo ha insegnato Pasolini e più di recente l’opera pluripremiata Macbettu (una reinterpretazione del Macbeth recitato in sardo, ndr)».
Per quanto riguarda l’ipotesi operativa del Tsf, l’assessore ammette che ottenere il riconoscimento ministeriale di “impresa di produzione” entro il 2021 è un obiettivo ambizioso che impone requisiti minimi impegnativi («soprattutto per quanto riguarda le giornate recitative, 80 nell’arco del primo anno») ma assicura ceh si tratta di un percorso «fattibile, soprattutto pensando alla qualità dei soggetti che si sono raccolti attorno al progetto del Tsf e dei supporti che potrebbero derivare dall’Ente regionale teatrale, dalle scuole, dall’Università e dal Conservatorio Tomadini».
I soci fondatori pensano a «una struttura pubblico privata, innovativa e leggera nella sua operatività gestionale con un progetto che trova fondamento nell’unicità culturale del proprio territorio, e che ne utilizza l’idioma linguistico allo scopo di contribuire alla straordinaria varietà della proposta culturale europea». Ecco quindi che il Tsf deve essere visto come un «investimento da parte della Regione e del territorio che - rimarca Cigolot - permetterà di portare in Friuli nuove risorse economiche: tramite i fondi europei, i fondi ministeriali (Fus), le coproduzioni e la vendita di spettacoli fuori regione. Tutto questo senza sottrarre risorse agli altri teatri regionali».
Cigolot ha poi chiarito il suo intervento in Consiglio sul buco dell’ultimo anno di gestione del Teatro Nuovo da parte di Paolo Vidali (che lo ha criticato): «Le cifre sono lì a dimostrare che la differenza di esercizio 2017/2018 è stata negativa per 87.894,18 euro: i ricavi sono stati, infatti, di 3.785.338,72 euro e i costi di 3.873.232,90 euro. Il bilancio d’esercizio 2017/2018, ultimo dalla gestione Vidali è stato approvato dall’assemblea dei soci (Comune e Regione) nella seduta del 3 dicembre 2018, presieduta dallo stesso Vidali. Già in quella sede - aggiunge Cigolot - avevo espresso la mia amarezza nel riscontrare che il primo bilancio che la nuova amministrazione comunale si trovava a esaminare registrasse una perdita. Perdita che Vidali ha motivato con l’aumento dei costi dell’energia elettrica, con maggiori costi per le manutenzioni e con l’istituzione di un fondo per le imposte differite, chiesto dai revisori, spiegando anche come sarebbe stata colmata: con l’utilizzo, cioè, del fondo di riserva per 70.177, mentre il residuo, per 17.717 euro, veniva portato a nuovo esercizio». —
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