Centro Balducci, testimoni di pace e d’eguaglianza

L’uomo planetario: ospiti da Siria, Iraq e India. La lezione ancora attuale di Martin Luther King
Zugliano 29 settembre 2012 balducci Copyright Petrussi pressTurco
Zugliano 29 settembre 2012 balducci Copyright Petrussi pressTurco

«La Siria era un paese colorato, la Siria deve rimanere un paese colorato». Così Yara Bader, giornalista e scrittrice siriana, nel suo accorato appello, ieri mattina al Centro Balducci di Zugliano, lanciato a oltre trecento studenti delle scuole udinesi, nel corso di un video-intervento nel quale ha descritto la situazione di quella che nel paese mediorientale è stata forzata a diventare una guerra civile, mentre solo qualche mese fa era nata come una rivoluzione pacifica contro il regime dittatoriale di Assad. Una guerra civile che sta minando l’unità del paese, un’unità fatta di tante differenti etnie, i suoi «tanti colori».

Alla cui salvezza sono finalizzate le molte iniziative che tantissimi giovani siriani, sul web, ma anche per le strade della città martoriate, hanno messo in atto per continuare ad alimentare la speranza in un futuro di pacifica convivenza. Obiettivo cui sono tesi anche gli sforzi di diverse associazioni non violente che operano nell’Iraq del dopo Saddam: ne hanno portato testimonianza, al convegno L’uomo planetario, due giovani iracheni curdi, Surood Ahmad direttrice di Wafdi, onlus che si occupa di problemi legati al riscatto delle donne –, come l’abolizione della legge sul delitto d’onore o i diritti all’istruzione –, e Hazar Khorsheed Omar, impegnato a Kirkut, centro curdo nel Nord-Est iracheno, in attività con i ragazzi in età scolare.

E di diritti, civili e politici ha in precedenza parlato una sindacalista di colore, la statunitense Marian Kramer che, dopo aver tracciato a grandi linee le lotte che portarono sotto la guida di Martin Luther King all’abolizione della discriminazione negli Usa, ha sottolineato come i valori che guidarono quelle lotte siano gli stessi che guidano oggi le lotte contro le ingiustizie sociali, i soprusi di un potere finanziario che in America, come in tanta parte del mondo, guarda solo ai propri interessi, facendo precipitare la situazione sociale, per cui – ha detto la Kramer – in America il 50% della popolazione vive sotto la soglia di povertà.

È toccato poi a Philip Benis, un insegnante indiano, raccontare del Mahatma Gandhi e di come la sua lotta non violenta per l’indipendenza dell’India, ma più in generale per una società più giusta ed equa con tutte le diversità religiose, sociali, politiche etniche, mantenga a tutt’oggi la sua forza e la sua profonda verità. Ultimo intervento della mattinata, che si era aperto con la testimonianza dei ragazzi della scuola media di Capaci, quello di Donatella Ruttar, promotrice di Stazione Topolò, che ha spiegato il perché di Topolò: quello di «un altro sguardo, gettato sulla storia e sul futuro di questo piccolo paese, diventato metafora di tutti i piccoli centri della Valli del Natisone, accomunati da una diversità linguistica ed etnica che nel passato è stata fonte di grandi e profonde ingiustizie.

L’esperienza del festival, in questo senso, sta contribuendo a sanare ferite e a ricostruire ponti». Nel pomeriggio, prima della festa serale con il Coro dei minatori di Santa Flora, paesino natale di padre Balducci, sono state illustrate alcune esperienze di liberazione nell’America del Sud, come quella popolo Nasa in Colombia, il cui stile di vita e cultura, pur continuamente minacciato, rappresenta – nella condivisione di beni e cose e nel rispetto dell’uomo e della natura – un esempio concreto di quell’uomo planetario preconizzato da padre Balducci come antidoto alla deriva morale e sociale della società contemporanea. Quel Balducci del quale il convegno, a vent’anni dalla scomparsa, ha ribadito, attraverso spunti di riflessione e testimonianze concrete, l’importanza e l’attualità.

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