C’è il piazzale Norma Cossetto «Chi si ostina a negare sbaglia»

«Ho il ricordo di una ragazza semplice e sana, per nulla sofisticata, con due guance di chi ama stare all’aria aperta, al sole. Questo ricordo di Norma Cossetto». È la testimonianza di Paola Del Din, medaglia d’oro al valor militare, che ieri ha impreziosito la cerimonia di intitolazione di una rotonda alla giovane istriana morta per mano dei partigiani titini nel 1943 e gettata in una foiba. «L’ho incontrata all’università, a Padova – ha aggiunta Del Din –. Era venuta a parlare con il professor Marchesi per la tesi che stava preparando. Era insieme ad altre ragazze istriane e ci ha chiesto di passare davanti perché doveva prendere la corriera per tornare a casa. Abbiamo acconsentito. Qualche giorno dopo, sempre in università – ha aggiunto – le stesse ragazze istriane che erano con lei parlavano di quanto le era accaduto. Una fine sgradevole e indecente la sua».
Dopo questo aneddoto, Paola Del Din ha parlato anche della necessaria conciliazione per le tragedie del confine orientale: «Chi si ostina a negare sbaglia, perché gli errori vanno riconosciuti. C’è stata tanta selvaggia storia nelle nostre terre, ma non va bene continuare a portare avanti odio e a ostacolare le ricostruzione dei fatti. Abbiamo sbagliato tutti, ma bisogna parlarne, accettare e comprendere. La storia passa e il tempo guarisce tante cose». Sugli atti vandalici che ancora oggi colpiscono la memoria degli infoibati, Del Din ha chiuso così: «Bisogna insistere nel ricordo, senza badare a chi compie gesti inqualificabili frutto di ignoranza e di poca intelligenza».
Una cerimonia, quella dell’intitolazione a Norma Cossetto dell’area tra via della Valle, via Attimis e via Sant’Osvaldo, cominciata con l’intervento del sindaco, Pietro Fontanini: «Nell’ambito delle celebrazioni del Giorno del Ricordo, abbiamo voluto dedicare questa rotonda a una delle donne istriane vittima di una violenza inaudita. Finalmente si può parlare di ciò che è accaduto in quelle terre, e si possono ascoltare le testimonianze. Purtroppo c’è ancora chi pensa che ricordare sia sbagliato, e l’abbattimento del cartello qualche giorno fa, lo dimostra. Da parte nostra – ha chiarito il primo cittadino Fontanini – rispondiamo con questa giornata, durante la quale manifestiamo con forza il rispetto e l’onore nei confronti di Norma Cossetto».
A inquadrare le vicissitudini della giovane istriana, uccisa a soli 23 anni, è stato Albino Comelli, che ha ricordato la fine straziante a cui è stata costretta Norma Cossetto e la passione verso la sua terra di origine, tanto da farne l’argomento della sua tesi. Tra i presenti alla cerimonia, oltre ai rappresentanti delle forze dell’ordine e a diversi amministratori locali, c’erano anche i deputati Roberto Novelli e Walter Rizzetto: «È un giorno importante per la città di Udine – ha affermato quest’ultimo – con Norma Cossetto che, suo malgrado, è diventata simbolo di un dramma comune a tutti quegli italiani che consideravano loro patria la terra rossa d’Istria».
In serata, ma questa volta in sala Ajace, il sindaco Fontanini e l’assessore Fabrizio Cigolot hanno consegnato il sigillo della città al professor Elio Varutti, «per la sua attività di storico e divulgatore delle vicende udinesi nel secondo dopoguerra». Tra i suoi scritti, c’è “La patria perduta”, lavoro dedicato al campo di profughi giuliano-dalmati di Laterina, presentato ieri a palazzo D’Aronco.—
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