Carrisi: siamo tutti mostrise il suggeritore è il diavolo

PORDENONE.
Dio è silenzioso, il diavolo invece sussurra. E cosa sussurra? Suggerimenti in modo che facciamo non i cattivi, ma i buoni per il suo tornaconto. Ed è sempre un passo avanti a chi lo vuole fermare. Donato Carrisi, il nome nuovo del thriller italiano, ha lasciato così, ieri mattina, il numeroso pubblico che ha assistito, nell’auditorium dell’istituto Vendramini alla presentazione del suo romanzo
Il suggeritore
. Un incontro di un’ora, serrato, inquietante e godibile allo stesso tempo, nel quale insieme al “suo” complice, il direttore del
Messaggero Veneto
Andrea Filippi, l’autore pugliese ha raccontato i “mostri” della storia e della cronaca, da Hitler sino a Bin Laden passando per i capi di Cosa nostra.


Ma prima è partito inaspettatamente facendo ascoltare una canzone dei Beach boys. «S’intitola
Never learn not to love
– ha raccontato parlando sopra le note –, è cantata da un gruppo solare e molto californiano, ma è stata scritta da Charles Manson, il più grande suggeritore della storia del crimine. Non ha mai commesso un omicidio, eppure ha suggerito alla sua setta, la Manson family, efferati delitti, come quello di Sharon Tate moglie di Roman Polanski».


Un incipit che ha lasciato spazio presto alle grandi domande legate ai serial killer, con Filippi che ha chiesto quanto siano i media a spettacolarizzare queste figure o quanto siano i criminali a cercare il palcoscenico. «Li chiamiamo mostri – ha risposto Carrisi, il quale ha una solida base da criminologo – perché li vogliamo sentire diversi da noi, e invece possono essere i nostri vicini di posto, magari alla presentazione di un romanzo (con ovvie risate, e un brivido, tra i presenti,
ndr
). Tutti abbiamo un lato oscuro. Il serial killer però non cerca la ribalta, infatti uccidere è il suo piacere, e non vuole essere fermato. Dire, come fanno i media, che “sfida” gli inquirenti è una manipolazione letteraria».


E poi ecco tutta la galleria di mostri citati (con dentro gli “insospettabili” Babbo Natale, killer creato a tavolino contro la figura di Cristo durante le feste, e la febbre suina, gonfiata - secondo l’autore - per vendere vaccini): per tutti una costante, ovvero essere identificati con il male assoluto per poi essere invece, nelle ipotesi di Carrisi, pure delle figure in mano a un suggeritore occulto, il diavolo o come lo volete chiamare, che ci fa credere quello che vuole con messaggi subliminali. Spazio infine alla realtà locale (Unabomber e uno Zornitta incolpato più a colpi di teorie lombrosiane che con prove) e anche a catartiche risate, come quando Carrisi ha confessato la sua più grande fobia: le bambole in genere e, nello specifico, il “pericoloso” Cicciobello.


Davide Francescutti

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