Carlantoni tira diritto: "Meglio avere un Cie che un Centro stabile"

UDINE. Renato Carlantoni propone la creazione di un Centro di identificazione ed espulsione (Cie) al confine di Coccau come forma deterrente nei confronti degli austriaci. Il responsabile sicurezza della Lega Nord – ed ex consigliere comunale della cittadina – Stefano Mazzolini lo attacca e chiude a qualsiasi ipotesi in montagna, ma Carlantoni non si rassegna e tira diritto spiegando – in estrema sintesi – come sia meglio un Cie nel Tarvisiano rispetto alla ventilata possibilità di creazione di un centro profughi permanente nell’ex caserma Meloni, tra l’altro già oggetto di finanziamento da parte del ministero dell’Interno.
«Credo che Mazzolini non abbia capito bene il mio punto di vista – spiega Carlantoni –, anche se ritengo difficile travisarlo, visti gli anni di battaglia che mi hanno visto impegnato in prima persona contro qualsiasi ipotesi di centro di accoglienza: da quello alla Lamarmora, all’ipotesi di Fusine fino all’opzione Coccau. Ho spiegato in maniera chiara le motivazioni per le quali sono contrario alla nuova ipotesi di utilizzo della Meloni, suffragato in questo anche dall’accordo Viminale-Anci, perché resto convinto di come i centri di accoglienza siano soltanto inutili “parcheggi” che creano malessere sia tra i cittadini che tra gli stessi richiedenti asilo.
È un dato di fatto, tuttavia, che gli austriaci abbiano già da tempo allestito un tendone con funzione, nella sostanza, di Cie al confine di Stato ed è notizia di una manciata di giorni fa come il ministro dell’Interno di Vienna, Wolfgan Sobotka, abbia dichiarato che ci sarà un’ulteriore stretta ai confini, per garantire maggiore sicurezza interna, dopo gli ultimi attentati di Berlino e in Turchia».
Una nuova politica di limitazioni, dunque, che potrebbe – secondo Carlantoni – creare non pochi problemi al Tarvisiano. «Nel caso in cui gli austriaci sigillassero il confine – ha concluso – rischieremmo di assistere a un aumento di flussi, come avvenuto tempo fa, con un Cie austriaco operativo e grazie al quale Vienna rimanderebbe tutti gli “indesiderati” verso il nostro Paese.
Ritengo, quindi, che sia meglio prevenire impedendo che avvenga e lo si può fare esclusivamente realizzando una struttura analoga da parte italiana che stabilisca, al confine, chi ha diritto a entrare in Friuli. Un Cie, tra l'altro, è un’area chiusa e controllata, presidiata dalle forze dell’ordine con gli ospiti si troverebbero in stato di fermo per 48 ore: garanzie che i centri di accoglienza non forniscono.
La mia, in definitiva, non è una volontà politica, ma una semplice forma di prevenzione in caso di ripetersi di emergenze come quelle vissute anni fa, che inevitabilmente porterebbero Tarvisio a essere di nuovo meta di passaggi incontrollati e, magari, con l’aggravante di trovare un tappo invalicabile sul confine austriaco, dal quale, invece, passerebbe chiunque. Un sindaco deve garantire la sicurezza ai suoi cittadini e perciò, se proprio devo scegliere, preferisco avere un centro vigilato, da cui le persone non possono uscire, piuttosto che un incontrollabile è inutile centro di accoglienza».
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