Carabiniere morto, c’è l’autopsia

ZOPPOLA. Nessun problema apparente, nulla che manifestasse un tragico proposito. L’esistenza di Giacomo Marzaro, il 25enne maresciallo dei carabinieri trovato morto all’interno della caserma di cui era comandante, a Vallelunga Pratameno (Caltanissetta), sembra scorresse tranquilla.
Il giovane, originario di Zoppola, da qualche tempo frequentava una ragazza del posto, di professione ingegnere. In famiglia i rapporti erano ottimi e anche sul lavoro non risultano particolari problemi. Perché Giacomo ha deciso di dare corso al suo proposito, premendo il grilletto della pistola d’ordinanza? Le indagini sono finalizzate ad appurare i motivi di una decisione che risulta difficile da accettare tra chi ha conosciuto da vicino il giovane sottufficiale dell’Arma, tra quanti piangono la scomparsa di un collega entusiasta del suo lavoro e di un amico speciale. Sono al vaglio degli inquirenti anche i computer del carabiniere friulano, nel tentativo di individuare elementi utili. Si attendono responsi dall’autopsia. Il suicidio rimane, allo stato attuale, l’unica ipotesi.
Il corpo senza vita di Marzaro era stato rinvenuto da alcuni colleghi verso le 23 di lunedì: adagiato su una sedia, poco distante l’arma di ordinanza. Una tragedia che ha scosso profondamente i militari dell’Arma. Il sottufficiale era arrivato a Vallelunga nel dicembre del 2015. Era benvoluto dai colleghi e nella comunità. Di recente si era messo in luce nella gestione dell’emergenza neve. Era circolata l’ipotesi che, poche ore prima della tragedia, Marzaro avesse cenato con un superiore: si tratta di una notizia priva di fondamento. L’attività di indagine è a tutto campo, per mettere a fuoco gli ultimi istanti di vita di un giovane coraggioso e determinato, appassionato della vita e del proprio lavoro, che aveva coronato un sogno cullato sin da piccolo: quello di entrare nell’Arma dei carabinieri. Dopo il diploma di maturità classica conseguito al liceo Leopardi Majorana di Pordenone, Marzaro aveva avviato una brillante carriera. A 25 anni era già comandante di stazione, davanti a sé avrebbe avuto importanti opportunità professionali. Un lunedì sera di metà inverno, lontano dalla famiglia e dagli amici, la tragedia.
La comunità di Zoppola è affranta. Una comunità che si interroga, che vuole capire. Tantissimi gli amici e i conoscenti strettisi in queste ore attorno alla famiglia: al padre Giovanni Battista, medico di base, alla madre Lucia Cecco, pensionata e per tanti anni funzionaria comunale, alla sorella Giovanna, medico. Una famiglia distrutta dal dolore.
Giacomo non tornava di frequente a Zoppola, a causa degli impegni di lavoro, ma trascorreva in paese parte delle ferie estive, spesso assieme agli amici di sempre. Chi l’aveva visto nelle scorse settimane non riesce a darsi una spiegazione. Il 25enne era tranquillo e sereno, un giovane pieno di gioia che parlava con entusiasmo del lavoro. «Quando lo faceva gli brillavano gli occhi», racconta un amico. Nulla faceva presagire quanto sarebbe successo.
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