Bullismo in una scuola in Carnia: «Martellate a mia figlia perchè è triestina»

Lo sfogo di una madre dopo i molteplici episodi avvenuti in classe a Tolmezzo. Esasperata per gli insulti e le botte, nonchè per l’ironia degli insegnanti

TOLMEZZO. Presa in giro, insultata e poi colpita addirittura con un martello in classe. Solo perché triestina. È l’incubo vissuto da un’adolescente che due anni fa si è trasferita con la madre in Carnia per inseguire la sua passione per l’agricoltura di montagna e la protezione ambientale.

La scuola: aspettiamo l’indagine dei Cc

«Siamo venute qui - racconta la madre - solo per permettere a mia figlia di frequentare il Cefap di Tolmezzo, ma mai ci saremmo aspettate di vivere un incubo del genere». Tanto che alla fine la ragazza è stata anche costretta ad abbandonare la scuola per sfuggire alla persecuzione di alcuni compagni che l’avevano presa di mira. L’incubo con il quale la giovane è stata costretta a fare i conti secondo la madre ha un nome bene preciso: «Non è solo una questione di bullismo - assicura -, questo per me è razzismo. E la cosa più grave è che in molti nemmeno se ne rendono conto».

Lo sfogo della madre arriva a diversi mesi di distanza dall’aggressione subìta dalla figlia perché anche oggi, dopo il cambio di istituto, la situazione non è mutata. «La cosa più carina che le dicono molti ragazzi è “triestina di m...” - sottolinea la madre -. Ovviamente non tutti si comportano allo stesso modo, ma c’è chi la maltratta in modo sistematico anche al Linussio. Ho già parlato con la preside che ha capito il problema ma pare che nemmeno una minaccia di sospensione basti a modificare le cose. La cosa più grave - continua - è che ci sono anche persone adulte e professori che alimentano questi atteggiamenti. Un insegnante per esempio si è lamentato perché a causa della presenza di mia figlia non poteva fare lezione in friulano...».

L’episodio più grave risale però al maggio dello scorso anno. «Mi figlia è tornata a casa piena di lividi sulla spalla, non riusciva quasi a muoverla. L’avevano colpita con un martello. L’ho dovuta accompagnare al Pronto soccorso e poi siamo andate dai carabinieri per denunciare l’accaduto. Anche perché è stata colpita in classe durante una lezione».

Dopo la denuncia della donna, oltre alle indagini dei militari, anche l’istituto si è attivato per far luce sull’accaduto ma, come riferiamo a parte in questa pagina, non ci sono stati riscontri e così non sono stati presi provvedimenti disciplinari.

«La mia impressione - conclude la donna - è che in molti se la prendono con mia figlia perché sanno che se insultano uno straniero rischiano grosso. Insultare un triestino invece pare sia consentito, ma è una cosa che non possiamo accettare. La Carnia ci piace e vorremmo rimanere qui a vivere, ma dobbiamo essere trattate con rispetto».

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