Bufera su Rizzetto: "Non sono un venduto"

Serracchiani e Rosato trait d’union tra il premier e il gruppo dei 25 di Rizzetto. Il triestino ambasciatore per convincerli a sostenere il giudice costituzionale
Bumbaca Gorizia Rosato e documenti bilingui ©Foto di Roberto Coco
Bumbaca Gorizia Rosato e documenti bilingui ©Foto di Roberto Coco

UDINE. E' guerra aperta all'interno del Movimento 5 stelle dopo l'addio di Walter Rizzetto e Aris Prodani, insieme ad altri otto parlamentari, dal gruppo e il possibile sostegno alla candidatura di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica.

In un video trasmesso da Servizio pubblico la deputata ex M5s, Paola Pinna, rivela trattative fra Rizzetto e il piddino Lotti, fedelissmo del premier Renzi e di una possibile compravendita di voti in cambio di poltrone. Tanto che il M5s minaccia esposti alla Procura.

"Non esiste alcuna compravendita in corso - replica sul suo profilo Facebook Rizzetto - non esiste alcuna vendita di 15 deputati per un posto. Evidentemente diamo fastidio e gli sgherri di partito tagliano e cuciono filmati ad arte per delegittimare e screditare. Inoltre, compravendita alla Camera dove il partito di maggioranza ha maggioranze quasi bulgare?"

La sfida viene rivolta anche al giornalista Marco Travaglio che ha paragonato Rizzetto a Scilipoti e C. "Vediamoci fra due anni e verificheremo se avrò posti di rilievo e entrerò nel Pd con altri parlamentare. La facciamo sta' scommessa? Mettiamoci sul piatto un bel po' di soldi che poi decideremo a chi dare, senza pubblicità fatta di assegni giganti e in beneficenza".

E poi c'è il fermo immagine racconta l’aggressione di tre giorni fa dei militanti pentastellati alla delegazione di parlamentari ex M5s giunti al Nazareno per le consultazioni per il Quirinale con il premier Matteo Renzi e il Pd. Gli insulti, gli spintoni, gli sputi. Un’aggressione, appunto, e le polemiche. Un fermo immagine, non un grandangolo. Quello che servirebbe per capire che la gazzarra politica fuori la sede del Pd è stata soltanto un tassello del puzzle molto più complesso che si stava costruendo attorno alla candidatura di Sergio Mattarella.

Berlusconi stava probabilmente ancora facendo i conti con i numeri che avrebbero - a suo avviso - partorito il futuro presidente della Repubblica dando seguito al patto del Nazareno con Renzi. Dunque: un candidato Pd-Fi. Ma non poteva immaginare che la conferenza stampa alla Camera, in cui erano risuonate soltanto le ragioni dell’abbandono del movimento da parte di dieci deputati, dissidenti storici, celava altro. E quell’altro è che la pattuglia di deputati transfughi era guidata dal friulano Walter Rizzetto, che i bene informati individuano come un leader di un gruppo di circa 25 parlamentari.

E quell’altro è che alla conferenza stampa c’era anche Ettore Rosato, deputato del Pd, ma anche grande amico di Aris Prodani, pure lui fuggiasco da Grillo e triestino come il collega dei democratici. E quell’altro ancora è che non soltanto Rosato, ma anche Debora Serracchiani, da tempo stavano tessendo le fila per comporre il puzzle-Mattarella. Già ma che ruolo ha giocato e sta giocando il parlamentare democratico giuliano nella partita per l’elezione al Colle?

Di Rosato i colleghi dicono che da sempre lavora in silenzio, sotto traccia, a filo d’acqua. «Faccio semplicemente il mio dovere, o meglio, quello che so fare meglio». E quello che Rosato sa fare meglio - e quanto sta accadendo in queste consultazioni docet - è tenere rapporti istituzionali dentro e fuori dal partito. Di più, è considerato da tutti i colleghi l’uomo-ponte tra Parlamento e Palazzo Chigi, l’uomo delle mediazioni, quello che sa ascoltare e poi proporre, l’uomo della sintesi: un vero tessitore.

«La candidatura di Mattarella – precisa - l’ha voluta e decisa Renzi. Casomai, mi sono limitato a un lavoro parallelo. Di altro non so nulla. Ho seguito questa vicenda come tutti i miei colleghi del Pd. È chiaro che sono un grandissimo sostenitore di Mattarella, un uomo che ha la schiena dritta e che come pochi può lanciare un messaggio di legalità al Paese».

Il lavoro parallelo di Rosato sul Movimento di Grillo è stato - come precisa lui stesso - «di confronto e di ascolto. Ci sono molti pentastellati che sono venuti qui per lavorare e non solo per contestare. Le idee spesso non collimano, ma l’importante è il confronto. Null’altro». Confronto e dialogo che Rosato ha avuto quotidiamente con Prodani, ma anche con molti altri pentastellati. Poi la Serracchiani parlava con Renzi. Un lavoro pianificato, in tandem. «Molti tra i grillini - dice ancora - si trovavano nella situazione di non lavorare, ma di dover fare semplicemente opposizione sterile».

Già, ma allora che ci faceva solo soletto alla conferenza stampa dei deputati che se ne sono andati dal movimento di Grillo? Sentitelo: «Ho partecipato semplicemente per ascoltare alcuni colleghi arrivati in Parlamento e che si sono trovati in difficoltà rispetto al mandato e che per questo hanno deciso di non piegarsi alla logica di mera sottomissione che il movimento voleva loro imporre».

Voti in libera uscita, dunque. Coi quali il Pd può fare spallucce al patto del Nazareno. Voti che fanno gola a tutti e che Rosato, pardon, il Pd ha intercettato per primo. Voti, appunto, che dovrebbero convergere su Mattarella. «Oggi (ieri per chi legge ndr) - è la replica a distanza di Walter Rizzetto - abbiamo votato per Stefano Rodotà. A noi sembra un nome assolutamente degno che, tra l’altro, avevamo già proposto un anno e mezzo fa. Nel frattempo la nostra stima per lui non è cambiata. Credo che potrebbe essere un candidato assolutamente spendibile. Poi, le cose cambiano di ora in ora. Staremo a vedere».

In ogni caso su «Mattarella possiamo discutere» come ha detto Rizzetto a “Un giorno da pecora”. E a chi gli chiede un commento su Rosato, si limita a rispondere che «con lui ho un buon rapporto. Lo conosco come conosco molti altri. So che va molto d’accordo con Aris Prodani, sono entrambi di Trieste».

Rosato un grande mediatore e uno che intratteneva rapporti con il gruppo dei dissidenti del M5S? Rizzetto si ferma un attimo, poi riprende: «Non so e non credo. Credo anche che Rosato sia venuto a sapere soltanto dalla conferenza stampa che ce ne saremmo andati. Credo sia giusto che tutti sappiano che siamo usciti dal Movimento, ma che resteremo all’opposizione di questo governo».

Noblesse oblige... Ma una cosa non esclude l’altra. E cioè che i dissidenti di Grillo se ne vadano nel “Misto”, osteggino pure il governo-Renzi ma nel contempo decidano di appoggiare la candidatura di Mattarella. Rosato non commenta. Anzi, laconicamente afferma che si tratta soltanto di confronto politico, che le diversità ci sono, eccome, e che non è il caso di fare svolazzi. Sarà, ma un suo collega lo corregge così: «Quando sono in corso trattative - e fiuguriamoci se le tattative riguardano il futuro capo dello Stato - meno se ne parla meglio è. Chi “tesse” deve farlo senza riflettori e curiosi». Come dire: lasciate che Rosato lavori in pace come ha fatto fino ad ora.

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