Briciole al Fondo montagna: da 6,5 milioni a 840 mila euro

TOLMEZZO. La Regione chiude i rubinetti e la montagna resta a secco. Con l’approvazione della Finanziaria, i fondi per le “terre alte” del Fvg calano bruscamente, passando dai 6,3 milioni del 2013 agli 840 mila del 2014. Una decisione a cui non ha potuto opporsi nemmeno il consigliere regionale del Pd Enzo Marsilio, e che fa infuriare i sindaci dell’Alto Friuli. Anche perché i fondi tagliati sono quelli destinati a Comuni e Comunità montane per investimenti (per progetti di sviluppo o per il sostegno ai piccoli esercizi commerciali).
Il primo a protestare è proprio Marsilio: «C’è da capire se è mancata una consapevolezza del problema montagna – commenta il consigliere del Pd – o se si è trattato di una scelta politica. La mia impressione è che il territorio montano non sia più una priorità per la Regione».
A Marsilio si aggiunge la preoccupazione di Sergio Chinese, primo cittadino di Resia: «Già ero perplesso prima per l’assenza di un assessore alla montagna, ora, dopo il voto della Finanziaria, è evidente che non ci sia l’intenzione di tutelare il nostro territorio. In questo modo si stanno creando i presupposti per l’abbandono dell’Alto Friuli: da riserva indiana diventeremo area desertica».
La protesta si allarga fino al Comune di Tarvisio: «Notiamo un disinteresse per il territorio montano e la denuncia fatta da Marsilio lo dimostra – afferma il sindaco Renato Carlantoni –. Vivere nei nostri paesi costa molto di più rispetto alla pianura, ma evidentemente la politica fatica ad accorgersene. Mi auguro che la presidente Serracchiani mantenga la promessa di reperire ulteriori risorse attraverso canali comunitari».
Per la Carnia, a prendere posizione, è il sindaco di Comeglians Flavio De Antoni: «La montagna dovrebbe pesare di più in Regione. Un conto sono le promesse e i discorsi, un altro conto sono i fondi messi a bilancio. In questa fase non chiediamo finanziamenti a pioggia per realizzare progetti di qualunque tipo, ma risorse concrete per un’iniziativa di valle. Dobbiamo agire in fretta però, perché l’economia montana, ormai, è in ginocchio».
Preoccupato pure il vicesindaco di Ravascletto, Sandro De Infanti: «La situazione è critica e i piccoli comuni fanno sempre più fatica ad andare avanti. Non so cosa ci si potrà inventare, di certo un taglio così ingente di risorse a livello regionale non è un bel segnale».
Perplesso anche Ottorino Faleschini, sindaco di Paularo: «Ciò che ha fatto la Regione è grave, perché tagliare sulla pelle della montagna significa colpire la parte più debole del territorio, dove le conseguenze possono essere irreversibili».
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