Bortolotti e Maniago condannati per il caso degli aumenti extra
CODROIPO. Progressioni economiche dei dipendenti del Comune di Azzano Decimo: la Corte dei conti di Roma ha respinto il ricorso presentato dall’ex sindaco Enzo Bortolotti e dall’ex segretario dell’ente Paolo Maniago (che ha lavorato anche al Comune di Codroipo), azione legale attraverso la quale intendevano ottenere l’annullamento della sentenza sulla vicenda emessa dalla Corte dei conti di Trieste.
Tale pronunciamento aveva condannato gli ex amministratore e funzionario per danno erariale: ora, con l’ultima sentenza, la vicenda legale si è chiusa definitivamente e i due dovranno risarcire il danno economico, oltre a corrispondere le spese legali.
Bortolotti è chiamato a versare 24 mila euro, Maniago 47 mila. La notifica del recente pronunciamento è arrivata in municipio: per il momento, l’amministrazione comunale non ha inteso commentare la vicenda.
Una questione complessa, che riguardava gli scatti di anzianità di una quarantina di funzionari e impiegati del Comune, ai quali erano state concesse le progressioni economiche senza che ne avessero titolo, come hanno stabilito i vari gradi di giudizio, ultimo dei quali quello che ha visto esprimersi appunto la Corte dei conti di Roma, alla quale si erano appellati Bortolotti e Maniago.
Era stata la giunta guidata dal sindaco Marco Putto a bloccare la corresponsione degli indennizzi, accantonandoli in un fondo speciale. Della vicenda, da tempo, si occupano anche i sindacati. Per quanto concerne l’ex sindaco, quella che si è conclusa a Roma è l’ultima di una lunga serie di vicende legali che lo hanno visto protagonista.
La più nota è quella che gli aveva causato la sospensione dall’incarico da sindaco, dopo essersi rifiutato di pagare una multa per eccesso di velocità comminatagli dalla polizia locale di Azzano Decimo. Bortolotti era stato riabilitato unicamente nella parte conclusiva del mandato.
Tale questione fece molto discutere, visto che, per ottenere l’annullamento della sanzione, il leghista presentò ricorso, ma così facendo venne sospeso: secondo la giurisprudenza, un sindaco non può opporsi a un provvedimento adottato dalla polizia locale del Comune che guida. Vi sono state, poi, una condanna per resistenza a pubblico ufficiale e una per abuso d’ufficio e false dichiarazioni al prefetto, per non aver concesso, durante la campagna elettorale del 2007, piazza Libertà alla coalizione guidata dall’allora candidato sindaco Paolo Panontin. Bortolotti, inoltre, è stato condannato anche per aver calunniato un giornalista e denunciato per omessa custodia di armi, inadempienza per la quale gli è stato ritirato il porto d’armi.
Infine, in applicazione della legge Severino, è stato affidato ai servizi sociali come pena alternativa al carcere o ai domiciliari. —
M.P.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








