Billa truffato, lavoratori preoccupati

A Milano tre arresti in un’inchiesta per un “buco” da 25 milioni. I sindacati: l’azienda è parte lesa, nessuna conseguenza

PORCIA. Il caso di Milano nulla c’entra con la trattativa in corso per i 46 lavoratori in forza a Porcia, per i quali l’azienda ha prorogato di un’altra settimana ancora l’aspettativa retribuita in attesa che sia fissato un tavolo locale con sindacati e istituzioni per ritrattare l’ipotesi di cassaintegrazione.

Queste sono le rassicurazione che ieri arrivate, in via informale e attraverso la Cisl Fisascat di Pordenone, dalla sede milanese di Billa Italia, per calmare il polverone che negli ambienti sindacali e tra i lavoratori di Porcia aveva provocato fin dalle prime ore del mattino la notizia del crac finanziario di Mqm, gruppo che in Lombardia tra il 2007 e il 2010 ha gestito in franchising decine e decine di negozi a marchio Billa, e dell’arresto da parte della Gdf di Milano di due imprenditori e un avvocato accusati di bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita per 25 milioni di euro e riciclaggio.

Si tratta di un’indagine che andava avanti dal 2010 nella quale Billa si è costituita parte lesa. In un primo momento la notizia appresa dai media nazionali aveva finito per gettare nel panico molti lavoratori del Billa di Porcia, a casa in aspettativa retribuita oramai da una settimana in attesa che sia comunicata loro la data del licenziamento. L’ipotesi di un possibile buco finanziario nelle casse dell’azienda austriaca, dovuto alla truffa, aveva in altre parole fatto serpeggiare tra i lavoratori la paura di vedersi privare del trattamento di fine rapporto che, per molti di loro equivale ai risparmi anche di vent’anni di lavoro. Proprio ieri tra l’altro a questi stessi dipendenti sono stati recapitati i telegrammi con i quali Billa li informava della proroga, fino a sabato prossimo, 19 maggio, dell’aspettativa retribuita.

Contattato telefonicamente dal segretario della Cisl Fisascat, Adriano Giacomazzi, il responsabile delle risorse umane di Billa Italia ha invece rassicurato che quanto accaduto non avrà alcuna ripercussione a Porcia.

L’indagine, coordinata dai pm di Milano Eugenio Fusco e Isidoro Palma e condotta dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Finanza, era nata dalla segnalazione del 2010 di movimentazioni sospette su alcuni conti correnti da parte dell’Uif, l’Ufficio informazioni finanziarie della Banca d’Italia. La vicenda riguarda il fallimento di Mqm, gruppo attivo nel settore della grande distribuzione alimentare anche attraverso i supermercati con il marchio Billa. L’indagine della Gdf ha portato all’arresto di due imprenditori e di un ex avvocato accusati a vario titolo di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e appropriazioni indebita per circa 25 milioni di euro. L’esposizione debitoria complessiva del gruppo, di cui facevano di fatto parte le 8 società fallite nel corso del 2010, è di circa 210 milioni, di cui circa 130 milioni nei confronti delle banche.

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