«Bertoli ucciso da un killer nel ristorante»

CAPRIVA. Un’accesa discussione e poi la pistola puntata alla testa. È successo questo, il 5 maggio, all’interno del ristorante “La dolce vita”, a Mazunte, in Messico. Alex Bertoli, il cuoco di Capriva di 28 anni, seviziato e bruciato vivo nel campo di Rincon Alegre Tonameca, era stato raggiunto dai killer direttamente al ristorante. Il particolare è trapelato ieri, attraverso una testimonianza, dal riserbo degli investigatori che da 15 giorni stanno tentando di dare un nome e un volto agli assassini.
È chiaro che il particolare della discussione e del successivo rapimento, che sarebbe stato confermato dalla moglie Pamela Codardini (ancora sotto protezione da parte della polizia nella città di Oaxaca) implica la presenza vicino al ristorante di un testimone, o meglio di qualcuno che - forse da una certa distanza - potrebbe aver visto quello che stava succedendo.
È emerso anche un altro particolare, che in un certo modo conferma il coinvolgimento diretto di Alex Bertoli con le bande locali di trafficanti di cocaina. Gang che, da quanto appreso, gestiscono il territorio di Mazunte con criteri e metodologie militari. Un abitante del paese (sulla cui identità viene mantenuto il massimo riserbo) ha riferito che Mazunte è controllata da due gruppetti, uno locale e uno della capitale, «che non sono in buone relazioni».
Ha riferito che Bertoli «faceva vita a parte» e che «aveva una pesante assuefazione alla coca». Poi ha anche avanzato un’ipotesi: «Può darsi che avesse deciso di mettersi in proprio nel business della droga, non solo per risparmiare sul consumo personale, ma anche per realizzare importanti guadagni. Ho anche sentito che Alex doveva dei soldi al giro».
Tutte dichiarazioni, queste, che devono essere confermate dai fatti. Facile adesso dire di un morto che era un cocainomane che aveva rapporti diretti con le bande. Resta un’ipotesi finchè non emergeranno prove concrete. Se verranno fuori. Riguardo alla moglie di Alex, dice l’abitante di Mazunte, «sembra che abbia fatto delle dichiarazioni riguardanti le minacce ricevute da un delinquente locale e ciò potrebbe spiegare le ragioni della protezione della polizia». E poi osserva: «Anche se quanto sia efficace la protezione da parte della polizia in Messico, è meglio lasciar perdere».
Domenica scorsa, attorno alle 14, si è verificato un altro episodio che rappresenta il clima di paura che aleggia nella cittadina messicana: c’è stata un’irruzione di due boss locali all’interno della stazione di Radio Caracol dove il giornalista Emiliano Alvarez stava commentando in diretta i fatti accaduti nei giorni precedenti. All’improvviso si sono presentati Daniel Lopez Ordonez, detto El Culeco e un altro individuo sopranominato El Chompos. Senza rendersi conto che il microfono era aperto Ordonez ha detto: «Se non paghi il pizzo, farai la stessa fine di Alex Bertoli». (c.b.)
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