Bernheim: in campo per difendere l'italianità

Il presidente spiega le ragioni dell'operazione Telecom. E rivela: Padoa Schioppa mi ha telefonato
TRIESTE.
«Vi racconto un aneddoto...»: l'assemblea degli azionisti di Generali è in corso da quasi due ore e mezzo quando il presidente Antoine Bernheim, avviandosi a concludere il suo intervento in risposta agli azionisti, introduce così la rivelazione dirompente che il ministro del Tesoro è intervenuto sul colosso triestino per Telecom e la conferma che Generali è pronta a intervenire a difesa dell'italianità della compagnia telefonica.


«Il ministro del Tesoro Tommaso Padoa-Schioppa - prosegue Bernheim - mi ha contattato chiedendomi quali erano le nostre intenzioni su Telecom e io gli ho risposto che il nostro oggetto è fare assicurazioni, ma se c'era un'azione generale, collettiva, comune, condotta in modo conforme all'interesse di Generali avremmo partecipato, eravamo pronti a difendere l'italianità di Telecom, chiedendo nello stesso tempo che ci fosse se del caso la stessa volontà di difesa dell'italianità delle Generali. E l'ho chiesto io che sono francese». Un rivelazione, che è apparsa, oltreché dirompente, come un intervento abbastanza estemporaneo, ma invece a ragionarci appare più premeditato anche perché estemporaneo, e che è un messaggio poliedrico che avrà via via conferme nel corso degli altri interventi, oltreché dell'82enne presidente parigino, anche soprattutto dell'amministratore delegato Giovanni Perissinotto. Bernheim ha in sostanza detto: Generali interviene in Telecom, il governo a sua volta è intervenuto su Generali in proposito, il principio è quello dell'italianità e dell'istituzione, è un principio che deve valere anche per Generali. E, senza pensare al fatto che il Leone di Trieste sia sotto minaccia e debba essere difeso, come non ricordarsi del succo di questo intervento quando si rileggono gli appunti e si vede che poco prima lo stesso Bernheim ha parlato esplicitamente di Generali punite nella vicenda Intesa Sanpaolo: «Avevamo un accordo di bancassurance con Intesa oltre a essere azionisti; abbiamo appoggiato la fusione con Sanpaolo perché era nell'interesse dell'Italia e il nostro impegno è stato punito con una riduzione drastica degli sportelli da cui possono essere venduti i nostri prodotti.


Una punizione incomprensibile. Ho avuto dei colloqui con Catricalà, il presidente dell'Antitrust, e spero che la decisione possa essere corretta». Oppure quando Giuseppe Perissinotto, amministratore delegato con fra l'altro responsabilità sull'Italia, qualche decina di minuti dopo, sempre in risposta a un azionista attacca il decreto Bersani e dice: «Ci disturba molto e abbiamo dubbi sulla liceità delle misure» dettagliando e i dubbi e le contraddizioni rispetto anche alle norme in materia di rappresentanza agenziale degli altri Paesi. Tutti temi che comunque Bernheim aveva toccato nel suo discorso introduttivo a inizio assemblea. E come non tornare con la memoria all'inizio dell'intervento di Bernheim quando l'esordio è stato basata sulla volontà di difendere «l'indipendenza, l'autonomia e l'italianità di Generali» perché «fintantoché esisteranno le nazioni i rapporti di forza tra di esse saranno sul piano economico e non più militare». Concetto ripetuto in sede di conferenza stampa nel tardo pomeriggio (su cui riferiamo nell'articolo qui sotto). Telecom a parte, l'assemblea degli azionisti delle Generali, svoltasi per la prima volta alla Stazione Marittima, dopo 6 ore e 15 minuti si è conclusa con l'approvazione di tutti i punti all'ordine del giorno (su cui riferiamo a parte), anche se nessuno è stato accolto all'unanimità. Il maggior numero di no è stato appannaggio dell'argomento numero due ovvero «nomina del consiglio di amministrazione previa determinazione del numero dei suoi componenti»: sono stati il 3,81% dei voti contro il 95,82% di sì e lo 0,35 di astenuti.


Il «bilancio di esercizio al 31 dicembre 2006: deliberazioni inerenti e conseguenti» ha ottenuto il 97,49% di voti a favore, il 2,5% di astenuti e lo 0,0003 di no. E questo era il primo dei due punti in scaletta dell'assemblea per la parte ordinaria. Per la parte straordinaria c'era innanzitutto l'«aumento del capitale sociale a titolo gratuito, ai sensi dell'articolo 2442 del Codice Civile, in favore degli azionisti della Società: deliberazioni inerenti e conseguenti. Deleghe di poteri» che neppure ha raccolto l'unanimità pur sfiorandola: 99,99% di sì, nessun no e 0,0063% di astenuti. Sono stati pari al 99,97% di voti i sì alle «Assegnazioni di azioni, ai sensi dell'articolo 2349 del Codice Civile, ai dipendenti del gruppo Generali, nel quadro della ricorrenza del 175° anniversario della costituzione della Compagnia: deliberazioni inerenti e conseguenti. Deleghe di poteri», punto che ha ottenuto lo 0,014% di no e lo 0,015% di astenuti. Infine la «Modifica del periodo di vesting previsto nell'ambito dei Piani di stock option riguardanti il Presidente e gli Amministratori Delegati: deliberazioni inerenti e conseguenti. Deleghe di poteri» ha avuto il 99,83% di voti a favore, lo 0,0042% di contrari e lo 0,17% di astenuti. In sala gli azionisti presenti hanno oscillato da un massimo del 47,869% del capitale (di cui 26,719% per delega) a un minimo di 45,42% (24,3% per delega).

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