Banda del ferro: un giro da 3 milioni

San Giorgio di Nogaro, sequestri di auto e moto per oltre 200 mila euro. Nell’elenco anche cavalli da corsa. Al lavoro il Noe
UDINE 26.01.99 PALAZZO NUOVA SEDE PRETURA . TELEFOTO FOTO AGENCY ANTEPRIMA
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SAN GIORGIO DI NOGARO. Un giro d’affari per circa 3 milioni di euro, spalmati in quasi 4 anni di attività. E, ora, la “caccia” ai beni da sottoporre a sequestro preventivo, in vista di un seppure parziale risarcimento del danno alla derubata. Ossia, a quella “Evraz Palini e Bertoli” di San Giorgio di Nogaro dalla quale, settimana dopo settimana, accanto ai camion “ufficiali” partivano anche carichi pieni zeppi di merce rubata e destinata a essere rivenduta “in nero” alla concorrenza. Il giorno dopo l’arresto di Roberto Bissacco, l’amministratore delegato dell’azienda del magnate russo Roman Abramovich, finito ai domiciliari per l’ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzata al furto e alla ricettazione, in concorso con altre sei persone, si allunga l’elenco dei beni da porre sotto “sigillo”.

Ieri, i carabinieri del Nucleo investigativo di Udine comandati dal capitano Fabio Pasquariello hanno formulato al pm la richiesta per una nuova tornata di sequestri. Tutti “gioielli” di proprietà di Alberto Citossi, 43 anni, di Muzzana del Turgnano, titolare della omonima ditta della Bassa friulana e l’unico dei sette a essere sottoposto alla misura cautelare in carcere: 8 motrici per autoarticolati, 14 semirimorchi e 12 cavalli da corsa e maneggio, che l’autotrasportatore, evidentemente appassionato di equitazione, tiene nella scuderia commerciale V8 di San Giorgio, di cui risulta proprietario al 50 per cento. L’altro giorno, i militari avevano già sequestrato macchine e moto, tra cui una Harley Davidson - tutti intestati al solo Citossi - per un valore complessivo di 205 mila euro.

L’inchiesta, comunque, non è che all’inizio. Oltre ai possibili sviluppi legati agli accertamenti delegati agli investigatori dal pm Viviana Del Tedesco, titolare del fascicolo, della vicenda si stanno occupando anche i carabinieri del Noe di Udine, Brescia e Treviso, al lavoro sia alla “Evraz Palini e Bertoli”, sia nelle due aziende che ricevevano il materiale di acciaio e ferro oggetto di furto: la Epimetal 2 di Ome, in provincia di Brescia, di cui è titolare Eugenio Prandelli, 54 anni, di Brescia, e la Moretto di Bassano del Grappa, intestata invece all’imprenditore Danilo Moretto, 61 anni, di Bassano, entrambi a loro volta indagati e considerati i ricettatori della merce. L’ispezione intende chiarire se i rottami fossero da considerare rifiuti, oppure manufatti. Se, cioè, si trattasse di laminati o di scarti di produzione, classificati come rifiuti sia per la parte destinata a essere poi rifusa, sia per quella da distruggere. All’orizzonte, insomma, potrebbero profilarsi anche reati in materia ambientale o riconducibili ad attività di riciclaggio.

Un ulteriore fronte d’indagine potrebbe riguardare gli aspetti legati al pagamento “in nero” della merce. Dalle prime risultanze, pare che la ditta lombarda trattenesse copia della falsa bolla di accompagnamento, con la quale i camion venivano messi in viaggio, per rendicontarla in uscita. Il caso è già stato segnalato alla Guardia di finanza di Brescia. Il meccanismo studiato dalla presunta “banda” prevedeva la creazione all’interno della Citossi di doppioni delle bolle originali, per essere consegnate al camionista ed essere infine adoperate come una sorta di ricevuta, per la successiva riscossione del compenso. Pare che per ogni consegna venissero spartiti tra i 200 e i 500 euro tanto al gruista, quanto all’autista.

In attesa di creare un contatto tra gli investigatori e la proprietà russa, ieri la “Evraz plc” ha fatto sapere di avere garantito «tutto il supporto necessario alle indagini», precisando trattarsi di «possibili azioni ascrivibili a un singolo soggetto» e non, quindi, l’azienda in quanto tale. «La Evraz - si legge in una nota - sta intraprendendo ogni azione possibile, affinchè l’attività produttiva del laminatoio non venga in alcun modo lesa e le forniture dei prodotti in acciaio ai propri clienti continuino regolarmente».

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