Banche venete, ultimi aggiustamenti al Fondo dei truffati: coinvolti 300 mila soci

A Padova si è riunita la cabina di regia per definire il testo. Colautti (Adusbef): la platea dei rimborsati è stata ampliata

UDINE. Ultime limature al testo dell’articolo 38 della legge di Bilancio 2019 che riguarda il Fondo per il ristoro dei risparmiatori delle ex Popolari venete e delle quattro banche dell’Italia centrale. Ieri a Padova si è riunita la cabina di regia, cioè i rappresentanti dei risparmiatori, con il sottosegretario Massimo Bitonci.

«Abbiamo registrato come effettivamente gli emendamenti proposti da Bitonci - spiega la presidente di Consumatori Attivi Barbara Puschiasis che era presente all’incontro - recepiscano in parte quelle che sono le nostre richieste. Abbiamo dunque sollecitato il Governo a meglio precisare che anche coloro che hanno acquistato azioni in passato e oltre 10 anni fa possono accedere al Fondo. Abbiamo anche insistito affinché venga specificato che il 30% liquidabile sia solo un acconto che poi potrà essere aumentato per cercare di arrivare a un ristoro pressoché integrale.

L’importante novità è che in base a questi emendamenti anche le società che chiaramente non esercitano attività in materia finanziaria potrebbero accedere al Fondo. Un grande successo che aspettiamo che divenga subito realtà.

Positivo è stato il giudizio sugli emendamenti presentati dalla Lega che prevedono un ampliamento della platea dei soggetti che possono accedere al fondo, l’eliminazione della clausola che prevedeva la rinuncia a qualsiasi altro diritto o rimborso da parte del risparmiatore e l’ulteriore snellimento delle procedure di accesso».

Commenti positivi, sugli ultimi sviluppi della vicenda, anche da parte dell’avvocato udinese Lorenzo Colautti, rappresentante dell’Adusbef. «Il testo finirebbe quindi, anche se la sua marcia di aggiustamento non è ancora terminata, per coinvolgere circa 300 mila correntisti - spiega il legale friulano -. L’articolo 38 pare mantenere intatto il diritto per i risparmiatori di agire in giudizio per il danno eccedente il 30%, anche contro le autorità di controllo come Bankitalia o Consob.

La dotazione finanziaria del Fondo viene aumentata poi fino a 2,5 miliardi e il ristoro del 30%, stando alle dichiarazioni del sottosegretario al Mef Massimo Bitonci, viene considerato un acconto. Ulteriori semplificazioni sono state previste sul fronte delle domande e dei documenti da presentare all’Acf, attraverso “l’accertamento esclusivamente documentale e senza contraddittorio” e con la possibilità “qualora non dovesse essere reperita la documentazione occorrente per accedere ai ristori, che in alcuni casi si possa ricorrere ad un’autocertificazione”».

Intanto in Veneto sono stati pagati i primi risarcimenti, una quarantina di ex soci delle defunte Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. La notizia è stata data dallo stesso Bitonci: la Consob ha liquidato le prime 40 posizioni con un monte risarcimenti complessivo pari a 675 mila euro. I primi, a parte il rimborso del 15% concesso nel marzo 2017 dalle due ex Popolari prima del crac definitivo, attesi da più di 4 anni dai risparmiatori, da quando cioè le loro azioni erano diventate invendibili, anche se formalmente avevano mantenuto il prezzo d’acquisto. Poi sappiamo come è andata a finire.

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