Bancario ruba 265 mila euro ai parenti

L’ex responsabile della filiale Unicredit di Risano accusato di furto: avrebbe sottratto i risparmi dai conti di familiari e amici
UDINE 26.01.99 PALAZZO NUOVA SEDE PRETURA . TELEFOTO FOTO AGENCY ANTEPRIMA
UDINE 26.01.99 PALAZZO NUOVA SEDE PRETURA . TELEFOTO FOTO AGENCY ANTEPRIMA

UDINE. Convinceva parenti e amici ad aprire un conto corrente presso lo sportello bancario di cui era il responsabile e poi, a insaputa loro e dei propri sottoposti, entrava nel sistema e “saccheggiava” quegli stessi conti, fingendo finanziamenti inesistenti.

Così per anni, con prelievi più o meno consistenti e attingendo ora ai risparmi di un familiare, ora a quelli di un conoscente. Per un ammontare accertato di circa 265 mila euro. Somma destinata probabilmente a crescere all’infinito, se il suo operato non fosse stato a un certo punto scoperto e denunciato.

È alla luce di questa ricostruzione, frutto di quasi due anni di indagini e accertamenti del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza, che la Procura della Repubblica di Udine ha iscritto nel registro degli indagati Francesco Budai, 50 anni, di Aquileia.

L’uomo, che all’epoca dei fatti contestati ricopriva l’incarico di responsabile della filiale Unicredit di Risano, è accusato di furto pluriaggravato ai danni di undici clienti. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato a lui e al suo difensore di fiducia, avvocato Michele Ferrari, nei giorni scorsi.

Nel formulare il capo d’imputazione, il procuratore aggiunto Raffaele Tito, che ha ereditato il fascicolo dai colleghi che, prima del suo arrivo a Udine, avevano ricevuto la denuncia e avviato l’inchiesta a carico del funzionario, ha ritenuto di contestare all’indagato l’ipotesi di reato del furto e non dell’appropriazione indebita, non trattandosi di dipendente titolato a occuparsi della movimentazione del denaro dei correntisti.

A questo punto, Budai avrà venti giorni di tempo, per produrre eventuali memorie difensive e chiedere di essere interrogato dal magistrato. Interpellato, il suo legale ha affermato di attendere di esaminare tutta la documentazione, prima di decidere quale strategia difensiva intraprendere.

Ad accorgersi degli ammanchi e segnalare il caso alla Procura era stato lo stesso istituto di credito, attraverso il proprio legale, avvocato Giovanni Borgna, del foro di Trieste. Stando alle poche informazioni fino a ora trapelate, le prime sottrazioni risalirebbero al 2007. Il grosso delle operazioni, però, si collocherebbe nell’arco di una dozzina di mesi, tra il 2008 e il gennaio del 2010, quando la banca cominciò a maturare i primi sospetti. Sarebbe stato poi lo stesso Budai, nel corso dell’auditing interno, a confessare, almeno in parte, le proprie responsabilità.

Ammissioni comunque sufficienti da un lato a decidere Unicredit a interrompere il rapporto di lavoro con il dipendente e, dall’altro, a sporgere denuncia contro di lui. I successivi accertamenti, condotti tanto dagli “007” della banca, quanto dai finanzieri della Polizia tributaria, hanno portato a quantificare in 265 mila euro la somma complessivamente rubata.

Tutti soldi che Budai avrebbe “depredato” dai conti correnti di persone a lui vicine: undici in tutto, tra parenti e amici, cui non avrebbe esitato a portar via i risparmi, ricorrendo a false richieste di finanziamento - per esempio, per l’acquisto di un’auto -, seguite dai relativi prelievi. Assistito dall’avvocato Salvatore Spitaleri per la parte giuslavoristica, Budai risolse il proprio rapporto contrattuale per via stragiudiziale.

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