Autovie, vertice degli autotrasportatori
La Confartigianato chiede un «fermo tir»: non ci muoviamo e ci risarcite
UDINE.
Ritengono di essere presi di mira, accusati di colpe non loro e oppressi dalla concorrenza anche sleale degli operatori degli altri Paesi europei. Questo lo stato d'animo che lega la categoria degli autotrasportatori, una categoria in subbuglio tanto che martedì Cna/Fita, Api, Confartigianato trasporti e Anita - la sigla degli autotrasportatori dell'Assindustria friulana - si riuniranno a Udine, coalizzati per trovare una soluzione comune ai nodi ancora da sciogliere. UDINE. Ritengono di essere presi di mira, accusati di colpe non loro e oppressi dalla concorrenza anche sleale degli operatori degli altri Paesi europei. Questo lo stato d'animo che lega la categoria degli autotrasportatori, una categoria in subbuglio tanto che martedì Cna/Fita, Api, Confartigianato trasporti e Anita - la sigla degli autotrasportatori dell'Assindustria friulana - si riuniranno a Udine, coalizzati per trovare una soluzione comune ai nodi ancora da sciogliere. L'ultima novità capace di fare emergere il malcontento arriva dall'incontro tra Autovie Venete e Polizia Stradale che hanno annunciato l'installazione sulla rete autostradale del “sorpassometro”, un occhio elettronico puntato sui Tir per verificare il rispetto del divieto di sorpasso, in vigore dalle 6 alle 21.
Una tecnologia che sarà applicata tra 15/20 giorni, ma che scatena già le polemiche. Da quelle più dure di Confartigianato Trasporti a quelle a 360 gradi, anche ironiche, dalla Cna/Fita. Mentre l'Api di Udine, con il suo vicepresidente Bernardino Ceccarelli, chiede di annullare il divieto. «Se la sicurezza è un problema che riguarda tutti perché dobbiamo pagare soltanto noi camionisti italiani? Se la situazione viaria è questa - attacca Pierino Chiandussi, presidente di Confartigianato trasporti Fvg - il motivo è che chi ci ha governato, a livello sia nazionale sia regionale, non ha risolto i problemi per tempo e oggi vorrebbe farne pagare le conseguenze soltanto a noi». Ma Chiandussi lancia pure la provocazione del “fermo Tir” a somiglianza del fermo pesca. «Nessuno nasconde i problemi di intasamento veicolare, ma chi ci governa ci vuole fermi nei piazzali? Bene, siccome siamo delle imprese, che vanamente chiedono di essere messe sullo stesso piano dei vettori extracomunitari e che non possono sopportare il costo di un ulteriore aumento delle tariffe e nemmeno di ulteriori vincoli, se non ci vogliono sulle strade - conclude Chiandussi -, ci riconoscano la perdita di reddito, insomma il “fermo Tir”»: insomma, noi non ci muoviamo, stiamo fermi e voi ci pagate.
La Cna/Fita per voce del suo presidente Giosualdo Quarini, invece, punta l'attenzione sulla necessità che la Regioni affronti in toto la questione autotrasporto, definendone la strategia di sviluppo. «Il “sorpassometro” e la costruzione della terza corsia in autostrada sono palliativi marginali - afferma Quarini -, mentre io ribadisco il bisogno che si discuta seriamente in consiglio regionale sul sistema dei trasporti nel suo complesso. Vogliamo capire dalla classe politica che destino intende scegliere per l'autotrasporto del Friuli Venezia Giulia: farlo scomparire oppure rilanciarlo». Ma il presidente Cona/Fita è anche convinto che l'occhio elettronico svelerà le infrazioni, ma non degli autotrasportatori friulani: «Da tempo ci siamo adeguati al divieto, cosa che invece spesso ignorano i camionisti d'oltreconfine, seppure spesso in buona fede. Il vero problema - prosegue Quarini - è che i segnali sono posti tutti a destra della carreggiata e non a sinistra. A destra invece ci vorrebbero almeno delle lucette intermittenti, altrimenti continueremo a vedere autotrasportatori stranieri che, in corsia di sorpasso, non si accorgono nemmeno di essere in un tratto di divieto».
L'Api invece attraverso le parole di Ceccarelli chiede una sospensione del divieto dalle 22 alle 6 del mattino. «Da tempo ormai le imprese regionali dell'autotrasporto hanno organizzato i propri servizi per concentrare i transiti nelle ore notturne - spiega Ceccarelli - così da ridurre complessivamente i tempi di resa delle merci. Una scelta che ha prodotto un aggravio dei costi e degli oneri di gestione delle imprese e una non sempre agevole rimodulazione dei rapporti con la clientela per l'organizzazione delle consegne e dei prelievi delle merci. Una deroga al divieto dale 22 alle 6 snellirebbe il transito notturno e sarebbe una facilitazione di nessun impatto sulla sicurezza stradale, vista la ben minore intensità di traffico in quelle ore, ma - conclude Ceccarelli - allevierebbe l'oggettivo svantaggio delle imprese locali».
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