Aumenta il bullismo sui social network: la polizia entra in 60 scuole

Quasi cinquemila i ragazzi coinvolti nella campagna che in città ha toccato le scuole Girardini, Zorutti e Mills, poi la Valussi, la Manzoni, la Tiepolo e l’Uccellis, oltre agli istituti superiori Marinoni, Zanon e Ceconi

UDINE. Per alcuni è solo un gioco, bersagliare un ragazzino con offese con messaggi condivisi all’interno di un gruppo, o far circolare foto compromettenti di una compagna, quando non pubblicare post diffamanti sui social network. Ma non è un gioco, e non è privo di conseguenze penali nemmeno per gli adolescenti. Tanto che sono sempre più numerose le segnalazioni che giungono alla Questura di Udine. Ed è proprio per contrastare questo fenomeno che l’Ufficio minori diretto dal sostituto commissario Mara Lessio, in collaborazione con l’Ufficio tecnico logistico sezione informatica, sono approdati nelle scuole con una campagna di sensibilizzazione che ha già toccato una sessantina di istituti nell’arco del 2014.

Quasi cinquemila i ragazzi che sono stati coinvolti. La campagna in città ha toccato le scuole Girardini, Zorutti e Mills, poi la Valussi, la Manzoni, la Tiepolo e l’Uccellis, oltre agli istituti superiori Marinoni, Zanon e Ceconi.

In realtà però la campagna informativa ha toccato l’intera provincia, dalle scuole di Tolmezzo e Tarvisio fino a Latisana, Palmanova e Cividale, passando per Gemona e Corno di Rosazzo. Gli ultimi due incontri si sono svolti a Codroipo e a Lignano

«Si è partiti dalle scuole materne e primarie con la campagna “Il poliziotto è un amico in più” – informa Mara Lessio – per passare alle secondarie di primo e secondo grado dove è stato affrontato un percorso di educazione alla legalità. Fra gli argomenti che abbiamo trattato – continua la Lessio – oltre ai rischi legati al consumo di sostanze stupefacenti ci siamo riferiti a quelli inerenti l’uso e l’abuso dei mezzi di comunicazione, in primis la rete e alle conseguenze provocate dagli atti di bullismo». Spesso infatti i ragazzi non sanno che postare sulla propria pagina facebook una frase offensiva nei confronti del compagno o del proprio insegnante può avere conseguenze penali e che dopo i 14 anni si diventa imputabili.

In questi giorni la questura sta organizzando anche alcuni incontri con insegnanti ed educatori proprio su queste tematiche.

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