Ateneo, ecco i “detective” contro la moria delle api

Nuovo studio dell’Università di Udine. In Friuli registrati cali anche del 25% Dopo un parassita, ora sotto accusa è anche un particolare insetticida
Di Federica Barella

L’Università di Udine è riuscita a fare ancora più chiarezza sulle potenziali minacce alla salute delle api che, negli ultimi anni, hanno subito perdite diffuse in tutto l’emisfero settentrionale con morie che hanno colpito e colpiscono anche il Friuli. In regione, ogni anno, viene meno un buon 25 per cento degli alveari che, per fortuna, vengono subito vengono però rimpiazzati dagli apicoltori.

Sicuramente c’è una serie di concause che “stressano” l’ape, concause che alla fine indeboliscono il sistema immunitario e provocano i collassi improvvisi e a volte generali di interi alveari.

Già qualche anno fa, un gruppo di ricercatori delle Università di Udine e Napoli, aveva concentrato l’attenzione su un altro di questi fattori di stress: la varroa, un minuscolo parassita che malgrado le sue dimensioni ridotte riesce a indebolire questi insetti melliferi.

Nell’ultimo studio invece, pubblicato a fine ottobre dalla rivista scientifica internazionale dell’Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America), il gruppo del dottor Francesco Nazzi, con il collega Desiderato Annoscia (in collaborazione con le università di Bologna e Napoli) spiega come gli insetticidi neonicotinoidi potrebbero essere implicati in queste morie.

Anche questi insetticidi, secondo la ricerca, indebolirebbero il sistema immunitario degli insetti favorendo la progressione di infezioni di virus, normalmente tenuti sotto controllo dalle difese innate.

L’indice viene puntato in particolare su una molecola,il Clothianidin, particolarmente attivo su un gene “chiave” del sistema immunitario dell’ape. Il dato risulta interessante anche perchè questo insetticida è stato recentemente bandito dall’Unione europea per alcune pratiche agricole ma solo per il prossimo biennio. Secondo la ricerca portata avanti anche dagli studiosi friulani, questo insetticida ha il potere di alterare l’equilibrio tra il sistema immunitario delle api e i virus patogeni presenti in forma latente, come il “virus delle ali deformi”, rendendo liberi questi ultimi di minare la salute degli insetti.

«I risultati di questo studio – spiega Francesco Nazzi del team del dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’Ateneo friulano coinvolto nella ricerca – non pongono certo fine nè alla ricerca sulle cause di moria delle api, nè all’individuazione di una potenziale soluzione. Stiamo studiando tutta una serie di cause che insieme stanno alzando il livello di “stress” delle api e minando così il loro sistema immunitario. Come abbiamo già visto negli anni, ci sono cause legate a una incontrollata diffusione di parassiti e patogeni o all’uso di determinati agro-farmaci (o insetticidi). Ma non solo. Tanto è vero che il nostro prossimo studio si concentrerà sull’alimentazione delle api. Vorremmo capire se e come un'alimentazione inadeguata può influire sugli improvvisi collassi degli alveari. Tenendo anche conto di un dato importante, ovvero che le api alimentate col polline sembrano tollerare meglio le avversità di natura parassitaria». Il tutto ovviamente per trovare risposte adeguate alle richieste degli apicoltori. E non solo.

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