Assemblea e sciopero martedì alla Mangiarotti

SEDEGLIANO. Continua il braccio di ferro Westinghouse–Mangiarotti. Ancora senza alcun esito le trattative per un possibile passaggio di proprietà dell’azienda friulana che occupa 450 dipendenti in tre stabilimenti al colosso americano. Sembra che lavoratori e i sindacati della Fim Cisl non abbiano più pazienza di attendere. Prevista infatti per martedì un’assemblea con due ore di sciopero, dalle 13 alle 15, dei lavoratori convocata dalle rappresentanze sindacali; insieme verranno prese delle importanti decisioni.
La necessità di sapere quale sia la posizione della regione potrebbe essere una delle priorità che verranno esaminate dai rappresentanti sindacali, Rsu e dipendenti. Pare infatti che tutte le complicate trattative economiche in corso, che si svolgono ormai da più di sei mesi nel massimo riserbo, non tengano conto della stressante condizione di incertezza in cui si trovano lavoratori dipendenti e insieme a loro il destino di centinaia di famiglie.
Sono infatti 2 anni che stanno con il fiato sospeso e che non conoscono il loro destino. A loro, (sono 450 nelle sedi di Monfalcone, di San Giorgio di Nogaro e di Pannellia di Sedegliano), andrebbe bene qualsiasi soluzione purchè questa porti lavoro.
I buoni rapporti tra le parti non escludono la preoccupazione dei dipendenti che vedono un ulteriore allontanamento della soluzione in un temporeggiare in trame diplomatiche delicatissime. Insomma è giunta l’ora di capire secondo i lavoratori dove e come la Mangiarotti andrà a finire. Il clima di incertezza e di mancato coinvolgimento delle forze lavoro incide sul clima dell’azienda; lo spettro del collasso si fa sempre più vicino.
Le conseguenze sarebbero davvero molto pesanti per i dipendenti Mangiarotti, ma coinvolgerebbe anche tutto il sistema dell’indotto che ruota intorno all’azienda. Sono 200 infatti i lavoratori che sono impiegati in questo comparto di piccole e medie aziende artigianali che operano soprattutto nel Medio Friuli. Il settore nucleare per il quale la Mangiarotti è leader nel mondo è in grande espansione e le commesse non mancano ma, come ormai è arcinoto il perdurare della crisi e la mancanza di fideiussioni bancarie tolgono l’ossigeno per l’acquisto delle materie prime.
Nel 2009 la Mangiarotti ha acquisito il settore nucleare da Ansaldo trasferendolo in Friuli, poi ha deciso di sviluppare ulteriormente lo stabilimento di Monfalcone per poter acquisire ordini più importanti. Sono stati impegnati 150 milioni, cento dei quali sono stati messi a disposizione dal sistema bancario e 50 milioni di euro circa da soci privati. Lo sciopero è una sorta di “grido” che i dipendenti della Mangiarotti lanciano agli amministratori: «abbiamo diritto a risposte sul nostro futuro».
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