Artigiani: le misure anti-Covid penalizzano il Fvg, il Governo faccia dietrofront

UDINE. «Il Governo faccia dietrofront, perché è una penalizzazione ingiustificata quella che il Dpcm, firmato dal presidente del consiglio domenica 25, scarica sul Friuli Venezia Giulia.
La situazione qui è di tutt'altra gravità rispetto a Lombardia e Liguria e appare dunque insensato che la nostra regione debba pagare l'alto prezzo di misure anti Covid che un effetto certo lo avranno: danneggiare una volta in più l'economia».
Lo ha detto il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti, guardando i dati elaborati a stretto giro del Dpcm dall'ufficio studi dell'associazione, secondo i quali il 10% delle localizzazioni in regione «paga dazio al nuovo provvedimento».
Su 112.625 tra sedi d'impresa e unità locali sono 10.930 quelle sospese, 1.725 totalmente e 9.205 parzialmente (dalle 18), per ben 36.742 addetti coinvolti, dei quali 5.734 a libro paga di imprese chiuse, 31.008 di imprese sospese parzialmente. In questo quadro 1.030 sono imprese artigiane, 233 sospese totalmente, 797 dalle 18 in avanti.
Numeri, questi, che Tilatti ha esaminato insieme ai vertici dell'associazione dopo essersi confrontato, insieme ai colleghi di Confapi e Cna, con il governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, e l'assessore alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini.
«Al presidente - ha commentato Tilatti - va tutto il nostro appoggio. Condividiamo le sue stesse preoccupazioni. E un giudizio negativo sulle scelte del governo, che ci sembrano improvvisate e intempestive. Ci riportano indietro a marzo di quest'anno, proprio quando l'economia aveva ricominciato a camminare.
Altre - ha concluso - dovevano essere le misure da prendere. Il Dpcm doveva garantire un cappello di misure comuni da calare poi sui territori, a cura delle singole Regioni, perché la situazione nel Paese non è tutta uguale e non ha senso infierire laddove non ce n'è bisogno».
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