Arcella sul caso Lush: «Non è stato il Comune di Udine ad assegnare la gestione»

Dall’assessore al Patrimonio nuovo chiarimento sul caso: «L’ente ha rapporti contrattuali solo con l’aggiudicataria». Ma l’altra società è amministrata dalla moglie di Caufin

«Il Comune di Udine ha rapporti contrattuali esclusivamente con la Lush Italia Srl, mentre non ha fatto alcuna assegnazione alla società indicata sulla stampa come “Amici della corte”».

A ribadirlo è l’assessore al Patrimonio, Gea Arcella, dopo che anche Fratelli d’Italia e Lega, sabato, hanno soffiato sulla polemica scatenata dall’interrogazione con cui Michele Zanolla, consigliere comunale di Identità Civica, ha chiesto a sindaco e giunta chiarimenti rispetto alla gestione del Lush, il negozio di cosmetici che ha preso il posto dell’ex Tonini, in via Rialto.

Richiesta di chiarimenti che muove innanzitutto dal fatto che ad amministrare la “Amici della corte”, costituita nell’aprile 2025, sarebbe Luana Sovilla, ossia, come riferito da Zanolla, «la moglie di Guido Caufin», il manager del commercio incaricato dal Comune di dare nuova linfa alle attività cittadine.

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«Con l’interrogazione», spiega il consigliere, «chiedo di conoscere con chi il Comune abbia sottoscritto il contratto di concessione, a quale titolo una società diversa dall’aggiudicataria gestisca oggi il punto vendita e quali autorizzazioni siano state eventualmente rilasciate».

È appunto di nuovo l’assessore Arcella a ricordare che «il bando, come riconosciuto anche dal consigliere Zanolla, era aperto a qualunque operatore economico con una licenza relativa a un marchio internazionale, quindi anche agli operatori locali, che possedendo una licenza del genere avrebbero potuto partecipare alla gara».

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In merito alla gestione del negozio, Arcella aggiunge che, «come il Comune non entra nelle determinazioni economiche dei singoli operatori che non hanno ritenuto di partecipare alla gara, allo stesso modo chi ha partecipato al bando e ha conseguito l’aggiudicazione ha la libertà di organizzare la gestione del punto vendita come ritiene opportuno».

Quanto alla giunta, «l’obiettivo, trasfuso negli indirizzi amministrati forniti per l’elaborazione del bando», conclude, «era di rendere più attrattivo il centro, offrendo una tipologia di prodotti non reperibile in altri negozi sia della città che dell’hinterland, senza però far riferimento a una particolare tipologia merceologica piuttosto che un’altra».

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