Appalti, la difesa al contrattacco: «Scambi per poter lavorare tutti»

Le reazioni all’inchiesta della Procura di Gorizia sulle gare truccate con 8 arresti e oltre 100 denunce. L’avvocato Nuzzolese: non c’è un’azienda che primeggia, i contatti tra le diverse ditte sono fisiologici
Bumbaca Gorizia 07.06.2013 Conf Stampa Finanza Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 07.06.2013 Conf Stampa Finanza Fotografia di Pierluigi Bumbaca

UDINE. «Appalti truccati? Assolutamente no. Tra gli imprenditori solo scambi di informazioni all’unico scopo di consentire a tutte le imprese di lavorare e, dunque, di sopravvivere. Infatti, non siamo di fronte a un’azienda (o a poche aziende) “piglia-tutto”, anzi». Così l’avvocato Virio Nuzzolese, che insieme all’avvocato Giuseppe Campeis difende due degli impresari edili indagati dalla Procura di Gorizia per presunta turbativa d’asta e truffa.

«Quando un imprenditore edile che lavora solo con il “pubblico” prende parte a una gara d’appalto - spiega ancora il legale udinese - è come se partecipasse a un’estrazione del lotto. Visti i meccanismi di aggiudicazione basati su meccanismi matematici, alcune imprese rischiano di non lavorare mai. Tra le imprese si creano contatti fisiologici che servono a far lavorare tutti. Chi vince, infatti, spesso sub-appalta una parte del lavoro. E, in ogni caso, gli scambi di informazioni tra aziende - prosegue ancora Nuzzolese - sono normali. Se un friulano partecipa a una gara in Trentino è ovvio che cerchi di capire quali sono le prassi in quelle zone, quali i tipi di ribasso. Ciò, naturalmente, allo scopo di avere qualche chance in più di vittoria».

L’avvocato, infine, fa riferimento alle intercettazioni, per spiegare che le frasi dette al telefono «non solo non possono essere estrapolate dal contesto, ma spesso vengono pronunciate così, tanto per dire». «Bisogna dunque guardare alla sostanza - conclude Nuzzolese -: di fatto non c’è un’azienda che abbia primeggiato e ciò dovrebbe essere indicativo delle finalità che avevano i contatti tra le aziende».

L’indagine “Coffee break”, condotta dai finanzieri di Gorizia guidati dal comandante provinciale Fabio Cedola, è partita più di due anni fa grazie a tutta una serie di segnalazioni raccolte dai militari nell’Isontino (diversi imprenditori hanno detto d’aver ricevuto indicazioni sulle offerte da proporre) e ha richiesto oltre 400mila intercettazioni (compresi i tabulati e le cosiddette intercettazioni ambientali). Le Fiamme gialle hanno ricostruito le dinamiche di numerose gare pubbliche indette da enti friulani e di altre regioni del Nord Italia.

Secondo il Gip Paola Santangelo che ha firmato le misure di custodia cautelare (tre in carcere e cinque ai domiciliari) esisteva tra alcuni imprenditori «uno stabile accordo che riguardava un numero indeterminato di gare e che implicava la necessità di rinvenire soggetti amici che aderissero all’invito di concordare le offerte». «Non vi sono dubbi - osserva il giudice - in ordine alla consapevolezza di ciascuno in merito alla partecipazione degli altri, in quanto nelle numerose conversazioni registrate in molti casi si sono individuati incontri e contatti tra gli stessi, nonchè riferimenti specifici all’esistenza e all’identità degli altri». Non sono stati individuati però elementi specifici che consentono di individuare una gerarchia tra i vari partecipi, nè di comprendere chi possa avere un ruolo di comando o di promozione dell’associazione».

Già domani alcuni destinatari delle misure cautelari si troveranno di fronte al Giudice per le indagini preliminari per l’interrogatorio di garanzia. Mentre alcuni difensori hanno già anticipato il ricorso al tribunale del Riesame, altri stanno ancora valutando tale possibilità.

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