Appalti, gli arrestati scelgono il silenzio

GORIZIA. Prevale la scelta del silenzio, al momento, per gli imprenditori finiti ai domiciliari nell’ambito della maxi-indagine della Procura di Gorizia e della Guardia di finanza che ha fatto emergere un presunto sistema di appalti pubblici truccati che avrebbe condizionato e manipolato fino a 180 gare in Friuli e in tutto il Triveneto, coinvolgendo secondo quanto ricostruito dalla magistratura ben 105 imprese.
Gli imprenditori per i quali è stata emessa la misura cautelare sono in tutto otto. Ieri, dinanzi al gip del capoluogo isontino, Paola Santangelo, sono comparsi i primi quattro imprenditori per i quali era stata emessa la misura cautelare. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Franco Pessot, di Aviano, e Andrea Fantin, di Pordenone, rispettivamente legale rappresentante e dipendente della Pessot Costruzioni di Fontanafredda.
Questa la linea concordata con gli avvocati difensori Giuseppe Campeis e Virio Nuzzolese del foro di Udine. In silenzio anche Cristian Scarsini, di Illegio, rappresentante legale della Spiga srl di Tolmezzo, difeso dall’avvocato goriziano Alessandro Franco.
Infine, è comparso davanti al gip anche Giovanni Demo, di Portogruaro, amministratore unico della F.lli Demo costruzioni di Summaga di Portogruaro, difeso dall’avvocato di Padova, Gianluca Rizzardi.
Per tutti gli otto imprenditori finiti ai domiciliari l’accusa è quella di associazione a delinquere per turbativa d’asta e, secondo la Procura goriziana, sussisterebbe anche la truffa aggravata ai danni dello Stato ma quest’ultima ipotesi non è stata ravvisata dal gip.
Una scelta prevedibile quella di ricorrere al silenzio negli interrogatori di ieri vista la necessità per i legali di prendere integralmente visione della enorme mole di documentazione fornita dalla Procura e raccolta durante la maxi-indagine (le verifiche hanno toccato decine di uffici comunali, provinciali, regionali e consorzi pubblici).
«Dobbiamo ancora visionare oltre 20 mila pagine di carte e dunque in questo caso avvalersi della facoltà di non rispondere ha rappresentato una scelta obbligata – ha sottolineato l’avvocato Nuzzolese -. Entreremo maggiormente nel merito davanti al tribunale del riesame».
A tale proposito al momento risultano ancora da fissare le udienze al tribunale della libertà di Trieste dopo le impugnazioni del provvedimento depositate dagli avvocati difensori per chiedere la revoca dei domiciliari: entro la giornata odierna è previsto il deposito di tutti gli atti da parte della Procura goriziana.
Sempre oggi sono fissati altri interrogatori di garanzia a cominciare da quelli di Alberto D’Agosto, di Campoformido, responsabile commerciale della Nuova Geo.Mac srl di Cividale, e del trevigiano Paolo Fornasier, amministratore di fatto della Co.Ge.For di Susegana (Treviso), entrambi difesi dall’avvocato Bruno Malattia, del foro pordenonese.
Tornando agli interrogatori di ieri, c’è da registrare il commento dell’avvocato Giuseppe Campeis che non risparmia anche una critica al giudice: «Il gip di Gorizia, nonostante il parere favorevole del pm, ha negato a uno degli indagati di visitare l’anziano genitore in ospedale, concedendogli solamente di contattarlo al telefono.
Posizioni estremamente rigide non appaiono coerenti con effettive necessità di tutela. In questo quadro si può comprendere la scelta dei nostri assistiti di avvalersi, nell’interrogatorio di garanzia, del diritto di non rispondere. Il Tribunale del riesame ha già ricevuto il fascicolo e fisserà a giorni l'udienza.
Confidiamo in una sua decisione favorevole, perché siamo convinti che non possano affatto sussistere esigenze cautelari dipendenti dal rischio di inquinamento probatorio in relazione ad indagini che gli indagati sapevano essere in corso - per i sequestri eseguiti e le proroghe dei termini comunicate - fin dal 2011».
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