Anna Span, regina dell’hard: «Giro i porno per le donne»

Leviamoci dal bigottismo dannoso, il sesso è naturalezza. Orbene. E se ne deve parlare togliendo a uno a uno i paletti del pudore. Sesso è anche studio.
Le infinite sfaccetture della pratica implicano una serie di approfondimenti cinematografici, sociali e pure politici, perché no. E FilmForum - sponda goriziana - sotto l’insegna dei porn studies scava nelle cause e negli effetti, analizzando il valore antropologico della storia, non fermandosi alla superficialità dell’immagine.
C’azzecca il festival con l’invito, accolto, ad Anna Span, regista hard e non proprio un unicum nel mondo, contraddicendo una logica che vuole l’uomo dietro la cinepresa se sul set si gioca pensante.
Eppure la giovane britannica si toglie dal gruppo per aver, sin dall’inizio, voluto fortissimamente cambiare la soggettiva: non più donne oggetto di sguardi, bensì più maschi a farsi guardare.
Un hard femminista, per coniare il termine, non per questo più trattenuto, fornito però di volgare eleganza ed estrema cura del particolare. D’altronde il sondaggio chiarifica: «Oltre il 30 per cento di signore e signorine consuma pornografia».
Attenzione alle acque chete. Le più sveglie. Lady Anna si laurea in belle arti e «subito intravedo una possibilità che dia slancio alla mia irrefrenabile fantasia sessuale», ammette.
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