Angoscia nella sede del Fvg: nulla sarà più come prima

UDINE. Imparare a convincere con il terrore, con le bombe, con la paura di attentati. Con la necessità di guardare avanti quando entri in autobus o ti infili nella metropolitana. Ma anche quando devi recarti in aeroporto per prendere l’aereo che ti riporterà in Italia.
Sembra preistoria quando nel lontano 17 settembre 2001 la sede del Friuli Venezia Giulia a Bruxelles fu aperta. Erano trascorsi soltanto pochi giorni dall’infermo delle torri gemelle. Ma l’America pareva lontanissima, di là dell’oceano. E le vicende del terrorismo arrivavano ovattate, quani non ci appartenessero o non ci avrebbero mai toccati. Invece...
Invece, i cinque addetti alla sede del Fvg a Bruxelles sono adesso costretti a convivere con il terrorismo. Avevano imparato a farlo già nei mesi scorsi, dopo le stragi di Parigi e la caccia all’uomo nella capitale belga dopo i diversi allarmi. Ma da ieri è peggio. Da ieri Bruxelle è piombata all’inferno.
«Questo è e di questo dobbiamo farci una ragione» afferma Lusia una delle cinque addette che lavorano nella sede belga.
«Tutto il personale dell’Ufficio di collegamento della Regione Fvg a Bruxelles non ha subito ripercussioni a causa degli attentati di questa mattina nella capitale belga», si legge in una nota diramata ieri dalla sede regionale di Trieste.
«L’attività dell’ufficio prosegue in forma ridotta sia in considerazione del blocco del trasporto ferroviario, di bus, tram e metropolitana che degli inviti delle autorità belghe, dell’Unità di crisi della Farnesina e della stessa Commissione europea ad evitare qualsiasi tipo di spostamento e a non uscire dalle abitazioni».
«La stazione della metropolitana di Maelbeek (usualmente consigliata come stazione di arrivo per il Parlamento europeo), che questa mattina è stata oggetto di un secondo attentato - si legge ancora nella nota - dopo quello all’aeroporto di Zaventem, si trova a poche centinaia di metri dall’ufficio del Fvg».
«Certo che siamo spaventati. Oggi siamo blindati in ufficio. Non abbiamo sentito il rumore delle esplosioni in metropolitana, che pure dista molto poco da qui - dice ancora Luisa -; abbiamo appreso degli attentati dai media. Rientreremo nelle nostre case nel primo pomeriggio, a piedi. Tutti i mezzi pubblici sono stato interdetti. Non sappiamo cosa accadrà nei prossimi giorni. Questa è la situazione e di questo dobbiamo farci carico».
Luisa abita nell’area di Molenbeek, una zona considerata ad alto rischio, «ma non è un quartiere periferico - insiste - come ritenete in Italia perché è adiacente a molti punti del centro città».
Luisa sarebbe dovuta partire per Treviso proprio questa mattina dallo stesso aeroporto di Zaventem. «In questo momento non posso pianificare nulla, aspetto gli eventi. Questa mattina è partita una nostra collega per Roma ma per fortuna ha preso l’aereo delle 7».
La sede aperta nel 2001 è stata inaugurata ufficialmente il 24 maggio 2005. Si trova al civico 49 della centralissima Rue du Commerce.
È una palazzina Liberty di 800 metri quadrati (più 150 di giardino interno), costata 2.450.000 euro, circa 3.000 euro al metro quadrato, quando le valutazioni di mercato parlavano, nella stessa zona, sono di 5-6 mila euro al metro quadrato.
La sede era destina a ospitare anche la Carinzia e l'Istria, che versavano nelle case regionali del Friuli-Vg rispettivamente 41.500 e 9.000 euro l’anno. Oggi ospita anche una rappresentanza di Sarajevo.
Ma è anche la casa delle istituzioni, degli enti pubblici, delle categorie, degli imprenditori, dei sindacati, delle associazioni, dei cittadini. Era e rimane anche una sorta di laboratorio politico dell’Euroregione.
«Abituarsi al terrore è impossibile - dice ancora Luisa –; nelle ultime settimane c’è stata una sorta di escalation. L’arresto di Salah ha sicuramente accelerato la pianficazione di questi attentati che probabilmente i terroristi stavano pianificando da tempo».
Luisa e i colleghi ieri seguivano l’evolversi della situazione attraverso un sito internet. Dalla strada - come riferisce lei stessa - c’è un via vai di auto della polizia e delle ambulanze.
Una situazione di guerra. Il tamtam mediatico parla di scuole chiuse, di trasporti bloccati, di gente smarrita, incredula e impaurita che vagola a piedi per rincasare sapendo che sarà una notte diversa dale altre. La prima dopo il baratro nel terrore e nella morte inflitta dalla furia assassina.
«Gli attentati di oggi - conclude Luisa - , sembrano un segnale tanto chiaro quanto inquietante perché sono stati effettuati in zone adiacenti ai punti nevralgici per le istituzioni europee. Di questo siamo tutti toccati ed estremamente consapevoli».
Sono circa le 12. Tra poco gli uffici in via del tutto eccezionale (la sede è infatti aperta tuti i giorno dell’anno) chiederà i battenti. Luisa, come tutti ieri a Bruxelles, farà ritorno a casa a piedi attraversando un pezzo di città piombata nell’orrido della paura.
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