Angeli in corsia, i volontari che da 50 anni regalano umanità in ospedale: «Crediamo nella gentilezza»
Nel 2025 soci e tirocinanti dell’Avo hanno svolto oltre 16 mila ore di servizio nel nosocomio di Pordenone e all’Asp Umberto I. La presidente Gava: «Siamo fortunati a poter contare su tanti ragazzi»

Non soltanto delle semplici ore di volontariato. Per molti pazienti sono carezze invisibili, presenze che fanno sentire meno soli. Dal 1988 gli “angeli” dell’Associazione volontari ospedalieri seminano gentilezza nei corridoi dell’ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone e tra gli anziani dell’Asp Umberto I.
Oltre 16 mila ore di servizio nel 2025, 160 soci attivi e 25 giovani tirocinanti. Numeri che dimostrano la continua crescita dell’associazione, guidata da Piera Gava, e la capacità di fare breccia nel cuore delle persone piantando il seme della gentilezza e dell’altruismo.

L’obiettivo? «Umanizzare i percorsi di cura, restare accanto e accompagnare i malati durante il proprio percorso in struttura», ha raccontato Gava.
Dalla radioterapia al pronto soccorso, dalla pediatria alla terapia intensiva, il compito dei volontari non è sanitario ma strettamente umano. Nonostante la burocrazia, «che non ci rende affatto la vita facile», e lunghi turni nei reparti, «non smettiamo di credere che la gentilezza sia una forza concreta, capace di cambiare in meglio l’esperienza ospedaliera per i pazienti e per i loro familiari».

Non soltanto l’attività in corsia. «Crediamo molto nella formazione, ne facciamo di continuo – ha reso noto Gava –. È un aspetto imprescindibile per prendersi cura degli altri in modo adeguato, abbiamo una grande responsabilità. Organizziamo corsi sulla gentilezza e sulla gestione delle emozioni. Ci piace l’idea di una formazione trasversale, che possa coinvolgere tutti».
L’associazione, inoltre, è impegnata nei progetti di alternanza scuola-lavoro con le scuole. I tirocinanti, invece, sono volontari che si sono avvicinati da poco all’Avo e che, prima di operare in autonomia, «svolgono un periodo di formazione e affiancamento che dura circa un anno».

Arrivando nel dettaglio all’attività che svolge l’associazione in ospedale, i volontari sono presenti in struttura tutti i giorni dalle 8 alle 20, il sabato fino alle 16. «Siamo fortunati ad avere diversi ragazzi e ragazze – ha spiegato Gava –. Per i pazienti vedere i giovani è qualcosa di straordinariamente umano, perché si sentono riconosciuti e considerati». L’Avo è presente in pronto soccorso e nei reparti di ortopedia, ostetricia e pediatria. Con il progetto “Cura oltre la cura” – che prevede l’estensione delle visite da parte dei familiari ai propri cari ricoverati in rianimazione – l’Avo ha steso la propria attività anche nel reparto di terapia intensiva.

Un’attività svolta a titolo gratuito: ciò che ripaga i 160 soci dell’Avo sono gli occhi dei pazienti e gli sguardi pieni di gioia e gratitudine. «Ricorderò sempre una frase che mi ha rivolto un paziente tempo fa – ha raccontato Gava –. Mi ha detto: “Voi siete quelli che accarezzano i cuori”. Da allora porto sempre dentro di me questa frase».
Un’attività che si è anche evoluta nel tempo, in particolare dopo il Covid. «Prima del 2020 operavamo soltanto nei reparti – ha spiegato la presidente –. Con la pandemia, l’azienda sanitaria ci ha chiesto anche di presidiare gli ingressi, controllando temperatura e mascherine. Da allora non ci siamo fermati».
I volontari, infatti, si occupano dell’accoglienza nei padiglioni A, B ed L, «accompagniamo gli utenti più fragili nelle operazioni di pagamento dei ticket, diamo indicazioni sui padiglioni e indirizziamo gli utenti nel nuovo ospedale».
«Può sembrare un attività banale – ha precisato Gava -, ma stiamo ricevendo diversi riscontri, considerando che l’ospedale è frequentato per lo più da persone anziane». Nonostante il grande impegno richiesto ai volontari, l’Avo non si ferma e programma il futuro. «Con l’incremento dell’assistenza domiciliare puntiamo a fare la nostra parte – ha concluso la presidente –. È una sfida che mi piacerebbe cogliere e siamo pronti a metterci in gioco per gestirla nel migliore dei modi».
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