Anestesisti e rianimatori: «In regione non esistono 175 posti letto di terapia intensiva». La replica dei direttori: invece ci sono

UDINE. Pronto soccorso presi d’assalto, terapie intensive già occupate, nuovi posti letto ancora da attivare - e se mai lo saranno, vista la carenza di personale - fanno dei dipartimenti di emergenza degli ospedali del Friuli Venezia Giulia delle strutture vicine al collasso, con medici e infermieri già allo stremo. Quindi «basta ai numeri irreali» e basta anche «a chi ci accusa di fare allarmismo».
E’ il grido d’allarme che arriva da Alberto Peratoner, presidente dell’Aaroi Emac del Friuli Venezia Giulia (il sindacato dei medici anestesisti, rianimatori e di pronto soccorso), a nome di circa 350 anestesisti rianimatori, ma anche di molti medici di pronto soccorso e dell’emergenza regionale.
L’appello
La curva dei contagi va abbassata perché «non vogliamo arrivare alle code chilometriche di ambulanze in fila davanti ai Pronto soccorso in attesa di barelle, bombole di ossigeno e posti letto, che non vogliamo arrivare alla chiusura di Pronto soccorso e ospedali, che non vogliamo dover mettere i malati Covid-19 insieme ad altri malati non Covid-19 perché non vi sono altre soluzioni, che non vogliamo arrivare alla trasformazione di chiese e palestre in improvvisati ospedali/lazzaretti, che non vogliamo interrompere o allungare i già lunghissimi tempi di attesa per la diagnostica e il trattamento delle patologie oncologiche e che non vogliamo vedere ogni giorno lunghi necrologi sui giornali locali ed essere poi magari tra qualche anno chiamati in causa per l’inefficienza e l’impreparazione di questo sistema.
La nostra sanità regionale deve rimanere di altissimo livello e deve dare risposte adeguate ed all’altezza di sempre».
Tempo di decidere
In una lunga e accorata lettera indirizzata al presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, e all’assessore alla Salute, Riccardo Riccardi, Peratoner invita ad abbandonare «titubanze e diplomatiche e circostanziali rassicurazioni. La situazione attuale è grave ed è tempo di decisioni e di atti concreti in grado di interrompere questa pericolosa china.
Noi ci siamo e vi supporteremo ma solo con l’evidenza che dietro ci sia un’idea chiara ed un progetto preciso in grado di incidere su questa pandemia a tutti i livelli e che sia chiaro che oggi non ci bastano monitor e ventilatori meccanici, ma ci serve in primis la collaborazione e la coscienza civica di tutti nel rispetto di quello che la scienza dice e ha dimostrato a costo di rinunce pesanti e costi elevati».
I numeri
Un posto letto di Terapia intensiva non è “solo” un letto con un ventilatore meccanico. Ogni posto letto di Terapia intensiva richiede personale. Medici e infermieri. In caso contrario non si può attivare. E questo significa che i 175 posti letto teorici di terapia intensiva, in Fvg, oggi non ci sono.
E non ci sono neanche i 100 di semi-intensiva. «E quelli che ci sono, sono già occupati da pazienti gravi “ordinari”, se così li possiamo definire. A Pordenone stanno attivando la recovery room per salire di qualche poso letto in più; a Trieste proprio oggi (ieri per chi legge) i posti letto dovevano passare da 15 a 30 ma ciò non è stato possibile per mancanza di personale», ancora Peratoner.
Quindi pensare di potenziare le Terapie intensive è fattibile, in teoria, ma la pratica si scontra con la difficoltà nel reclutare anestesisti, rianimatori, infermieri, senza i quali un posto letto resta solo un letto.
Ospedale di guerra
«Da giorni i Pronto soccorso lavorano senza sosta con un numero inimmaginabile di accessi di pazienti Covid-19 oltre che con la solita casistica di pazienti per ogni altra patologia possibile, ma non sono in grado di poter dare adeguato ricovero a ciascun paziente per l’assenza totale di posti letto Covid-19 dedicati.
Gli operatori tutti sono allo stremo per fatica fisica, per ore lavorate ininterrottamente, per carico emotivo e stress correlato ed i pazienti vengono trattati ed assistiti nel miglior modo possibile che a volte è molto simile a quello di un ospedale di guerra dove le risorse disponibili sono decisamente e pericolosamente inferiori alle richieste subentranti» si legge .
Mondi paralleli
«Rispetto a questa primavera ed alla prima ondata pandemica a noi operatori della prima linea sembra di vivere in “un mondo parallelo” dove oggi veniamo additati come pazzi allarmisti - ancora Alberto Peratoner -, dove siamo messi in discussione da moderati qualunquisti, dove siamo attaccati da negazionisti, complottisti e laureati su Facebook e dove i nostri politici non riescono a capire che finché verrà concesso l’aperitivo di massa in piazza San Giacomo a Udine o in via Torino a Trieste, a nulla serviranno altri 45 posti di Terapia Intensiva e a nulla servirà riconvertire interi reparti ospedalieri in degenze per malati Covid».
Chiudere
La parola “lockdown” non viene pronunciata nella lettera, ma il presidente dell’Aaroi ricorda che «la chiusura di marzo servì a spezzare il flusso catastrofico di pazienti in ospedale», mentre «le attuali restrizioni e la farsa delle differenti fasce colore attribuite alle varie regioni non sono e non saranno sufficienti a fermare il drammatico aumento dei casi di sintomatici Covid.
Non è una scelta facile lo sappiamo - conclude Peratoner -, sarebbe una sconfitta sociale ed economica ma non c’è più tempo se vogliamo salvare molte vite umane e il nostro sistema sanitario regionale da un collasso annunciato».
La replica
I direttori dei Dipartimenti di anestesia e rianimazione degli ospedali hub di Pordenone, Trieste e Udine che stanno gestendo l’emergenza Covid dei pazienti di terapia intensiva dall’inizio della pandemia - Amato De Monte, direttore Dipartimento di anestesia e rianimazione Asufc, Umberto Lucangelo, direttore Dipartimento di emergenza Asugi e Tommaso Pellis, direttore Dipartimento di anestesia e rianimazione Asufo - in una nota "smentiscono categoricamente quanto sostenuto dal dottor Alberto Peratoner in merito al numero dei posti letto di terapia intensiva, confermando che l’incremento dei 55 posti letto stabilito dal ministero della Salute per la gestione dell’emergenza Covid è reale e va a sommarsi ai 120 posti letto già esistenti in regione e che, nella loro totalità, sono destinati alla gestione di tutti i malati critici intensivi.
Analoghe considerazioni - concludono - valgono anche per la disponibilità dei posti letto semi intensivi".
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